LO SPASIMO DI SICILIA 

COPIA OD ORIGINALE?

Lo Spasimo di Sicilia -  Prado -


Delante del cuadro de Rafael Sancio
conocido con el nombre de «Pasmo de Sicilia»
de Clemente Althaus

Al fin te miro, oh del divino Sancio
cuadro sublime, ni al Tabor segundo,
Pasmo, no de Sicilia, mas del mundo;
donde rendido al humanal cansancio,
se ve doblar en tierra la rodilla
al Dios de quien espántase el profundo
y a quien la suya el querubín humilla!
Ved al peso doblarse del madero
al que sustenta el universo entero:
asida o dura piedra la sagrada
y creadora diestra omnipotente
que sacó las estrellas de la nada:
de espina punzadora
ved coronada la divina frente
que a los cielos suspensos enamora!
Allí la amante madre congojada,
Por Juan y Magdalena sostenida,
Con sus brazos abiertos le convida
Y le envía ternísima mirada:
Qué corazón tan duro no se apiada
y se derrite en llanto
al ver, oh madre, tan atroz quebranto?
Esta es aquella dolorosa espada
que a tu materno pecho
el inspirado Simëón predijo:
este el tormento insano
que acibaró a tu amor desde temprano
la gloria de ser madre de tal hijo.
Mas no miro, oh Jesús, dolor terreno
en tu rostro sereno;
y claro muestra tu mirar divino
que si las agrias postrimeras heces
del hondo cáliz del dolor apuras,
voluntario padeces,
y que eres aquel Dios que al mundo vino
a salvar a sus tristes criaturas.
Mas tú, cómo pudiste, ángel de Urbino,
copiar así el semblante, fiel traslado,
vivo espejo del Padre enamorado?
solo tu alma podría
de un Dios interpretarnos la agonía;
y como si, doliente
pío testigo entre la cruda gente,
el sublime holocausto hubieras visto,
nos representas el dolor de Cristo.
Do quier se mira respirar la escena,
de tanta vida y movimiento llena,
que hasta parece a quien, al ver tan rara
verdad, se indigna y se estremece y llora,
que la memoria fiel la retratara
y no la fantasía creadora.
Ni grito o voces a los labios pido,
que en cada rostro da tu viva tabla
más la expresión a las miradas habla
que hablaran las palabras al oído

La storia di questo dipinto, attribuito secondo alcuni studiosi a Raffaello, secondo altri alla sua scuola e, in particolare, al suo allievo prediletto Giulio Romano, è quanto mai avvincente e degna di attenzione e sembra assumere i connotati di un un giallo sopratutto in merito alla sua presunta originalità. Ed è proprio questo il tema della mia ricerca. Partendo dalla  commissione della tavola e la sua collocazione in santa Maria dello Spasimo a Palermo, l'acquisizione in seguito da parte di Filippo IV di Spagna e seguendo il suo percorso nelle collezioni spagnole, analizzando le sue copie, le descrizioni fornite nell'arco dei secoli e molti altri aspetti controversi, ho cercato  di individuare gli elementi atti a confutare l'originalità del dipinto esposto al Prado.

LA CHIESA DI S. MARIA DELLO SPASIMO


La Madonna dello Spasimo era molto venerata in Sicilia, a lei furono intitolate diverse chiese e canti devozionali. - Preghiera d'u Spasimu : "Signuri sta lingua me ni spinna e brama e di sapiri sta santa orazioni chidda ca di lu spasimu si chiama cu vera fidi e cu devozioni. Esaudi esaudi Signuri oh bona genti vuautri chi sarciati li Santi diuna ci sù accuminciati u venniri di poi di lardaloro pi ghirisinni a lu regnu celorum. La matri di lu Spasmu nn'ha promisu chi nn'havi a renniri n paradisu."


"Bedda Matri rô Spàsimu - O Bedda Matri rô Spàsimu, chi gran duluri pruvàstivu quannu lu vuostru Figgiu Divinu supra la cruci murìu. Vui ca suffristi tantu, scutati cu Vi prea cianciennu co cori afflittu ppi la saluti ri 'n figgiu o ppi la matri ca mor."

Nel 1506, il giureconsulto palermitano Giacomo Basilicò, di origini messinesi, vedovo della ricca nobildonna Eulalia Resolmini (appartenente ad una famiglia pisana di ricchi commercianti di tessuti di origine ebrea), donò con atto notarile all'abate Benedettino Olivetano Amatore da Messina ".... un tenimento con case, vigne, giardino e cappella  ubicato fuori dalla Porta dei Greci, con l'obbligo di costruire un monastero dedicato a Santa Maria dello Spasimo in memoria della chiesa dallo stesso nome eretta sulla via del Calvario in Gerusalemme da sant'Elena, madre di Costantino".

Melchiorre Galeotti così narra : "Basilico, dottore in legge, nel quale la signora Eulalia della nobil famiglia de Rosilmini, moglie affcttuosissima, confidò tanto, che a lui commise, morendo, che di molte possessioni e ricchezze lasciategli facesse dipoi un' opera,  che meglio giudicasse piacere a Dio; deliberò di fondare in Palermo una chiesa in onore della Vergine, e affidarne il culto ai monaci di Monte Olivcto, che di recente cran venuti da quel di Siena nel monastero di s. Maria del Bosco in Sicilia. E volendo che fosse fatta la chiesa presso alla propria casa (che vicino era all'aulica porta de' Greci, dalla parte meridionale della città), offerì la casa medesima a frate Benedetto Amadore messinese del monastero del Bosco: il quale accettò l'offerta li 29 settembre 1508 ; e il papa Giulio II con sua bolla approvò la fondazione del monastcro. Il 1° dicembre 1509 si diede cominciamento alla fabbrica, e in prima a una sontuosa chiesa col titolo di santa Maria dello Spasimo. E perchè i fedeli concorressero alle spese, il papa dispensò indulgenze e grazie a chi avesse contribuito con elemosine alla fabbrica di essa. Con tali aiuti fu in pochi anni ridotta a termine; e verso il 151 ...ottenne dal Sanzio quella famosa tavola, che appunto adattavasi pel suo soggetto al titolo di s. Maria dello Spasimo."

IL BASILICO' 
Mi era sembrato opportuno cercare di saperne di più sul committente dello Spasimo: volevo capire perché Raffaello avesse voluto soddisfare una tale richiesta in un periodo in cui la sua bottega era completamente intasata da commesse e molti altri importanti committenti erano rimasti a bocca asciutta. 
Per secoli i Basilicò avevano rivestito in Sicilia  il ruolo di notai e avvocati. 
"Antica e nobile famiglia di Messina, come riferisce il Minutoli, detta Basilico o Basilicò, propagatasi, nel corso dei secoli, in diverse regioni d'Italia. L'origine di tal cognominizzazione, al dir di illustri genealogisti, andrebbe ricercata nel nome medioevale, di matrice greca, "Basilicus", appartenuto, probabilmente, ad un, oggi ignoto, capostipite. In ogni modo, tal casato, in ogni epoca, sempre riuscì a distinguersi, grazie agli elevati personaggi, a cui diede i natali. A Ravenna, sempre in epoca medievale i Basilici si propagano anche a sud dove Urbino, Urbania e tutto il pesarese diventa il luogo di residenza e di nuova distribuzione. Qui il cognome diventa indifferentemente BASILICO, BASILICI, BASILISCI, BASILISCO, BASILISCHI. Le notizie documentate più antiche risalgono per ora al 1300-1400 circa."

Un discendente di Giacomo potrebbe essere Gerolamo Basilicò, messinese, "dottore nell'una e nell'altra legge, giurista celebre ne' tribunali di Sicilia e di Castiglia in Ispagna, Giudice della Corte Straticoziale di Messina, passò gran parte della sua vita nella Real Corte di Madrid, dove morì l'anno 1670. Fu accademico tra i Riaccesi di Palermo e Fucinante col nome di Stabile". L'accademia dei Fucinanti, sorta a Messina nel 1639, annoverava tra le sue file illustri studiosi di scienze ed arte, fra cui un discepolo di Galileo. L’Accademia aveva anche finalità politiche e preparò i moti contro la Spagna.
Il nostro Giacomo Basilicò probabilmente si muoveva in ambienti intellettuali politicizzati e di cultura ebraica. Lo stesso notaio Pietro Taglienti, a cui aveva affidato la cessione dei terreni per l'edificazione della chiesa dello  Spasimo, faceva parte della colonia ebraica palermitana.
 Spesso mi sono chiesta se Raffaello si muovesse nello stesso ambito. A questo proposito vorrei riportare quanto asserito dal Vasari quando dice che Raffaello fece lo Spasimo: « ...avendo a servire per persone grandi e segnalate; oltra che ancora per qualche interesse particolare non poteva disdire. » E' una affermazione alquanto interessante che lascia intuire quanto il nostro Raffaello fosse collegato con ambienti legati al potere di qualsivoglia origine che non avrebbero ammesso sgarri.
Altre fonti indicano come committenti della chiesa dello Spasimo due monache: Brigitta ed Eulalia di Diana, che secondo alcuni, sarebbero state rappresentate nel dipinto rispettivamente nelle vesti della Madonna (che indossa la veste monacale), e della Maddalena. Curiosa è la corrispondenza del nome di suor Eulalia con quello della moglie di Basilicò: forse fu per questo motivo che si ingenerò confusione sui committenti. Anche il cognome “di Diana” è di origine ebraica.
Giacomo Basilicò probabilmente non ebbe il tempo di vedere il dipinto di Raffaello sistemato nella sfarzosa cornice di marmo del Cagini, perchè morì nel 1517.

LE DATE DELLO SPASIMO

 L'ordine dei monaci Olivetani aveva avuto origine in Toscana nel 1313 ad opera del fiorentino Bernardo Tolomei, presente nel meridione d’Italia con il solo monastero di S. Maria di Monte Oliveto di Napoli. A partire dal 1482, l’ordine dei Monaci Olivetani acquisirà numerosi monasteri nel Sud dell’Italia, favorito in ciò dall’interessamento del Duca di Calabria Alfonso D’Aragona, futuro Re di Napoli.
La storia del monastero detto dello Spasimo inizia appunto dall’insediamento degli Olivetani a Palermo. L’accresciuta potenza dell’ordine e il desiderio di raggiungere una totale autonomia lo portarono a  notevoli contrasti con il fisco e con la Chiesa di Roma. 
Non sappiamo esattamente in quale anno la chiesa dello Spasimo fu terminata e pronta a ricevere gli addobbi.
Si narra che la tavola di Raffaello fosse stata ordinata per festeggiare la Settimana Santa del 1517 e che il dipinto sarebbe stato posto sull'altare maggiore della chiesa dello Spasimo e non nella cappella dei Basilicò come citato da alcuni storici. Imbarcato ad Ostia i primi giorni di marzo, andò incontro ad un naufragio sino ad approdare, racchiuso in una cassa, nei pressi di Genova. I genovesi si rifiutarono ostinatamente di restituirlo ai monaci Olivetani di Palermo, i quali , tramite Raffaello, dovettero chiedere l'intercessione di Papa Leone X per poterne rientrare in possesso. Pare che avessero sborsato una somma ingente per la restituzione. 

Un'altra storia ci narra lo storico Santi Correnti che appare poco attendibile ma interessante : “Raffaello Sanzio compose nel 1506 espressamente per la Sicilia… il quadro raffigurante la caduta di Gesù sotto la croce. Oggi quest’opera si trova al Museo del Prado di Madrid, per disposizione di re Carlo III di Borbone, al quale questo quadro… fu donato nel 1735, quando fu incoronato a Palermo re di Sicilia”
Già nel 1516 il famoso scultore Antonello Gagini, allievo di Michelangelo, era stato incaricato  dal Basilicò di realizzare l’ancona marmorea che avrebbe ospitato la tavola dello Spasimo sopra l'altare.


Ricostruzione dell'altare del Cagini a cura di Maria Antonietta Spadaro
"E quando nel 1516 i frati di Monte Oliveto dovean collocare nella loro chiesa di S. Maria dello Spasimo in Palermo quel mirabil dipinto del Sanzio, che l'avversa fortuna invidiò e tolse alla Sicilia, venne affidata al Gaggini la decorazione della cappella che accolse quel sovrano lavoro del principe dell'italiana pittura, onde il leggiadro e animatore scarpello rendesse di delicatezza, di grazia, di sentimento strettissima somiglianza al pennello divino.Fece adunque sull'altare una tribuna di candido marmo, con due colonne tutte all'intorno arabescate squisitamente a fiorami di bassorilievo sorreggendo un cornicione parimente ornatissimo, a cui di sotto corrispondeva nell'estremità superiore del quadro una vaga ghirlanda di fiori, e ne' lati ricorrevano due pilastri con sei mezze figure di profeti in mezzano rilievo. .. Ma poiché la violenza degli stranieri e l'ingordigia d'un frate privarono la Sicilia e tutta intera l'Italia di quella grand'opera del Sanzio, la cappella del Gaggini fu venduta ai Gesuiti, ed è oggi nella chiesa dell'abolito Collegio di Palermo, con entrovi un quadro marmoreo di san Luigi Gonzaga del Mirabitti".


Antonello  Gagini  -Altare di San Giorgio in san Francesco d'Assisi - 1520 - Palermo
Nel contratto risalente al 1520 effettuato con il Gagini dalla Società dei Genovesi per la costruzione  dell''altare di San Giorgio  si nomina come riferimento l'altare dello Spasimo: "Item sia tenutu fari duy guarnimenti allatu di lu dictu quatru di Sanctu Georgi compriso in la largicza di li palmi XI cum soi pilastri et sey martiri di tuctu relevu in la forma chi suno li profeti di la cona di lu Spasimu et più rilevatidi la grandiza chi stano disignati in capella cun duy putini assectati supra li cornichi intagliati et lavurati justa la forma di dictu designu" 


Scuola de Cagini

 Nei lavori di Antonello ritroviamo molti spunti presi da Raffaello, come se i due viaggiassero in sintonia.E' probabile che vi siano stati dei contatti tra loro a Firenze e poi a Roma. Certo è che Antonello non si limitò a scolpire l'altare dello Spasimo che avrebbe ospitato la tavola di Raffaello, ma riprodusse in alcuni bassorilievi il tema dello Spasimo ma con un'interpretazione un tantino inquietante. In un suo bassorilievo, o della sua bottega, il personaggio che domina la scena, il Cireneo, non aiuta  il Cristo a sostenere la croce, ma sembra intento a calzare sul suo capo un cappello a punta. Sappiamo che un tale copricapo era stato imposto sin dal medio evo agli Ebrei come segno di riconoscimento. Il gesto del Cireneo è quindi inequivocabile: sta a sottolineare che Cristo agiva in quanto appartenente ad una setta ebraica. Va ricordato che al tempo dell'esecuzione dello Spasimo, in Sicilia vi era stata una epurazione degli ebrei. 
Alcuni documenti riferiscono che l'altare del Cagini fu terminato prima del 1519 e che sopra a questo si trovasse già la tavola di Raffaello. Le due opere rimasero a decoro della Cappella Basilicò in S. Maria dello Spasimo fino al 1573, anno in cui i monaci del Monte Oliveto si trasferirono nella Chiesa normanna di S. Spirito, portando con loro l'altare e il dipinto. 
Il Cavalcaselle  fa notare che "Nessun documento ci fu tramandato dagli storici che possa comprovare chi abbia dato la commissione  di questa tavola detta dello Spasimo di Sicilia, o quali persone fossero interessate al suo compimento. L' esecuzione è probabilmente contemporanea a quella del rame di Agostino Veneziano, nel quale è riprodotta la composizione, con la data del 1517"
Se nel 1516 si conoscevano già le misure del dipinto commissionato a Raffaello, dato che in quell'anno il Gagini era stato incaricato di scolpirne l'edicola marmorea, forse la tavola era già giunta a Palermo, ma vi sono pareri discordanti sulla data effettiva dell'esecuzione dello Spasimo di Sicilia: per taluni sarebbe il 1516, per altri, come lo studioso Conrad Hoberhuber, il 1515. Secondo alcuni storici spagnoli sarebbe  stata completata addirittura nel 1514, mentre altri parlano del 1517.

             Incisione Agostino Veneziano 1517

Si sa per certo che la prima incisione dello Spasimo, firmata da Agostino Musi (uno dei più accreditati incisori della bottega di Raffaello), porta la data 1517; una sua seconda incisione fu stampata nel 1519.
Se prendiamo a riferimento l’incisione del Veneziano possiamo constatare che vi sono numerose differenze rispetto al dipinto del Prado e questo non avrebbe avuto senso dato che le incisioni erano di solito piuttosto fedeli all'originale. La prima cosa che balza agli occhi è la scritta “S.P.Q.R.” sullo stendardo molto diversa da quella  del Prado: è molto marcata e scritta in senso verticale anziché in orizzontale. Lo stendardo è al diritto, e non al rovescio come nel presunto originale del Prado; vi è un solo albero sullo sfondo; sono sparite le lance, l'espressione dei volti è più dura e drammatica, in particolare quella della Madonna che è decisamente più attempata e i cui lineamenti sono una maschera di dolore.

Anche l'arazzo del cardinal Bibbiena, in quanto coevo, dovrebbe rappresentare in modo più aderente l'originale, in realtà, è sparito il monte Calvario, sono sparite le croci e la processione di figure che si incamminano sullo sfondo. La scritta “S.P.Q.R.” è simile a quella dell'incisione del Veneziano . Il piede del Cireneo è più distaccato dalla mano del Cristo; rivoli di lacrime rossastre solcano i volti, come vedremo nella descrizione del Vasari; la veste del Cristo è chiara. Cosa è successo? Probabilmente sia il modello per l'incisione del Veneziano che quello per l'arazzo furono presi da un dipinto diverso da quello del Prado. Risulta quindi plausibile l'esistenza di più tavole dello Spasimo uscite dalla bottega di Raffaello in tempi  diversi.



arazzo detto del Bibbiena

Il cardinale Bibbiena, grande ammiratore e protettore di Raffaello, dopo aver ammirato la bellezza della tavola, chiese all'Urbinate, nel 1517, il relativo cartone per farne un arazzo: nel 1520 venne esposto in Vaticano e cominciò ad essere denominato “l'arazzo del cardinal Bibbiena”. Ne consegue quindi che nel 1517 il dipinto fosse già stato eseguito. Dell'arazzo del Bibbiena furono fatti diversi multipli, quasi tutti simili, sparsi nelle varie collezioni.
Arazzo Spasimo anonimo

Ciò che si può notare, rispetto al dipinto, è la differenza nell'abbigliamento dell'uomo di spalle che tiene legato il Cristo con una corda, in questi due arazzi appare quasi svestito e non porta alcun copricapo.Anche l'uomo che impugna la lancia ha una divisa della stessa foggia. Libera interpretazione, o fedele riproduzione di un originale?



IL QUADRO FANTASMA

In cerca di prove  sul vero aspetto della tavola originale, avevo preso in considerazione la descrizione dello Spasimo fatta dal Vasari nelle "Vite", pubblicata nel 1550. Leggendola, ci rendiamo conto che probabilmente egli non vide quello che viene considerato l'originale, ma solo una delle varie incisioni, o una copia dello stesso dipinto oppure il vero originale. A questo proposito è interessante l'inventario stilato da Giuseppe Bentivenni tra il 1775 e il 1787 del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe presente agli Uffizi nel quale descrive un disegno del Vasari: "... disegno del portar della croce... le prime figure copiate esattamente da quelle delle monache dello Spasimo che dipinse Raffaello e che ora trovasi in Spagna, e va intagliato". Il riferimento ad Eulalia e Brigida di Diana le due monache gemelle a cui venne attribuita da alcuni storici la costruzione della chiesa della Madonna dello Spasimo, fa presupporre che il dipinto visto e descritto dal Vasari fosse decisamente diverso da quello del Prado. Lo stesso Vasari ne aveva eseguita una sorta di copia reinterpretandola con personaggi diversi, tra cui la Veronica.



Giorgio Vasari
La descrizione che ci da il Vasari dello Spasimo è estremamente stringata e lacunosa, contrariamente a quanto era solito fare con gli altri lavori di Raffaello. Era sua consuetudine produrre descrizioni con dovizia di particolari, con approfondite analisi degli aspetti compositivi, cromatici e stilistici, nonché era solito fornire notizie sui committenti. Dello Spasimo sottolinea unicamente le espressioni dei personaggi e si sofferma sul pathos della composizione. Non nomina colui che lo ha commissionato, Giacomo Basilicò, e, sopratutto, non parla di date. Il Vasari sembra descrivere un quadro fantasma e questa tavola si ammanta progressivamente di mistero.
 Ciò che sorprende veramente è il fatto che vi siano numerose discrepanze, come potremo constatare, tra il quadro del Prado e la descrizione fatta Vasari: "Fece poi Raffaello per il monasterio di Palermo, detto Santa Maria dello Spasmo dei frati di Monte Oliveto, una tavola di un Cristo che porta la croce, la quale è tenuta cosa meravigliosa, conoscendosi in quella empietà de' crocifissori che lo conducono alla morte al monte Calvario con grandissima rabbia, dove Cristo appassionatissimo nel tormento dello avvicinarsi della morte, cascato in terra per il peso del legno della croce e bagnato di sudore e di sangue, si volta verso le Marie che piangono dirottissime. Oltre a ciò si vede fra loro la Veronica che stende le braccia porgendogli un panno, con un affetto di carità grandissima: senzachè l'opera è piena di armati a cavallo e a piede, i quali sboccano fuori dalla porta di Gerusalemme con gli stendardi della giustizia in mano, in attitudini varie e bellissime. Questa tavola finita del tutto, ma non condotta ancora al suo luogo fu vicinissima a capitar male, perciò che, secondo che è dicono, essendo ella messa in mare per essere portata a Palermo, una orribile tempesta percosse ad uno scoglio la nave che la portava, maniera che tutta si aperse, e si perderono gli uomini e le mercanzie, eccetto questa tavola solamente, che così incassata com'era fu portata dal mare in quel di Genova: dove ripescata e tirata in terra, fu veduta esser cosa divina, e per questo messa in custodia, essendosi mantenuta illesa e senza macchia e difetto alcuno, perciò che sino alle furie de' venti e l'onde del mare ebbono rispetto alla bellezza di tale opera; della quale divulgandosi poi la fama, procacciarono i monaci di riaverla, et appena con favori del Papa ella fu renduta loro, che satisfecero, e bene, coloro che l'avevano salvata. Rimbarcatala dunque di nuovo e condotta pure in Sicilia, la posero in Palermo, nel qual luogo ha più fama e reputazione chè 'l monte Vulcano".

Nel Vasari, non c'è nessuna menzione della figura del Cireneo che sostiene la croce, figura centrale ed emblematica su cui è imperniata tutta la composizione. Scendendo nei particolari, osserviamo che “Il Cristo appassionatissimo nel tormento dello avvicinarsi della morte, cascato in terra per il peso del legno della croce bagnato di sudore e di sangue, si volta verso le Marie che piangono ".
L'espressione del Cristo nel dipinto del Prado non è di forte tormento, ma di pacata accettazione. Solo nell'arazzo del Bibbiena e nell'incisione del Veneziano si riscontra nel Cristo un'espressione di grande sconforto e di sofferenza fisica, e solo in questi  appaiono gocce di sudore e di sangue che irrorano il suo volto e le Marie piangono a dirotto. Il Cristo, inoltre, nel dipinto del Prado,sembra aggrapparsi alla croce più che soccombere sotto il suo peso, non volge lo sguardo verso le Marie, ma sembra guardare oltre.
"L'empietà dei crocifissori che lo conducono alla morte": Gesù è unicamente oggetto delle angherie dell'uomo che lo trascina con la corda con un gesto plateale, quasi grottesco, e di quello che impugna la lancia, ma il cui bersaglio è il terreno sottostante e non il corpo del Cristo. 
"L'opera è piena di armati a cavallo e a piede". A piedi c'è solo il soldato con lo scudo, che però ha la spada nel fodero.
"I quali sboccano fuora della porta di Gerusalemme con gli stendardi della giustizia in mano in attitudini varie e bellissime". Nel cosiddetto originale, vi è un unico stendardo e chi lo sorregge non esce dalla porta di Gerusalemme. Insomma, vengono descritti ulteriori personaggi che non figurano nella tavola del Prado, né nelle incisioni.
Ma chi sono le Marie di cui parla il Vasari, se una è la Madonna e un'altra, vestita di rosso con i capelli fluenti, è la Maddalena, un'altra, che può sembrare una donna, è in effetti san Giovanni. Quella in ginocchio in primo piano a sinistra, vestita con un abito di foggia diversa dalle altre, potrebbe essere o la moglie defunta del committente, o un personaggio allegorico dato il suo abbigliamento regale. Quindi una sola figura può impersonare una delle Marie, che di solito si muovevano in gruppo: quella in piedi con le mani giunte in atteggiamento pieno di pietà .E' curioso il fatto che il Vasari non abbia identificato san Giovanni.

VERONICA SI -  VERONICA NO

" Oltre a ciò si vede fra loro la Veronica che stende le braccia porgendogli un panno, con un affetto di carità grandissima"
Ma quale Veronica? Nel quadro del Prado la figura della Veronica non c'è: dove l'avrà scovata il Vasari? Avrà forse visto il dipinto di Polidoro da Caravaggio, ispirato allo Spasimo, dove appare la Veronica col velo dove è impresso il volto del Cristo? Mi pare alquanto improbabile visto che Polidoro operava in Sicilia. La Veronica è presente in alcune copie, specialmente in Spagna, il chè fa supporre che le incisioni che circolavano per l'Europa non fossero unicamente quelle di Agostino Veneziano, dove la Veronica non è presente, ma probabilmente anche dell'altro incisore di fiducia di Raffaello, Marcantonio Raimondi, o di qualcun altro ancora. Si può presumere quindi  che il Vasari, nella sua descrizione, possa aver attinto ad una copia della tavola presente non si sa dove.
Altri autori citano la presenza della Veronica nel dipinto.

Silvestro Marulei o Maurolico, nella sua Historia Sacra del 1613: "In Palermo ancora habitano la Chiesa di Santo Spirito suora le mura della Città, e nell’altar maggiore vi fi vede quella pretiosa gioia di Christo che porta la Croce in collo, doue tra l'altri personaggi, vi e'la Maddalena con` faccia lacrimosa, e cappelli suelti , che di lontano par propria viua , e dona ammiratione a chiunque la mira, mano di quel gran Pittore Rafael d’Vrbino ."
Gioacchino di Marzo: "...anche nella Veronica, che stende le braccia, porgendo al Nazareno un sudario"

Louis Viardot, attorno al 1837, nel descrivere il dipinto del Prado cita la  Veronica e descrive il Cristo ricoperto di sangue e sudore, gravemente oppresso dal tormento della morte, sopraffatto dal peso della croce e caduto in terra; "i capelli biondi ondulati, barba leggera divisa in due, mentre indirizza lo sguardo alla madre. Descrive la Vergine con una veste di color violaceo, un mantello gettato in modo disordinato sulle spalle, con il velo bianco delle caste spose di Dio. Nello Spasimo del Prado il manto della Madonna non è violaceo, il Cristo non volge lo sguardo a sua madre e come sappiamo, non vi è traccia della Veronica. C'è da chiedersi quale quadro abbia descritto il Viardot.
Richard Roberts nel -An Autumn Tour in Spain the year 1859- : "A third of Raphael's great paintings, 784, called " El Pasmo de Sicilia," from having been painted for a Church in Sicily, stands at the upper end of the Queen's Cabinet. It represents our Lord, Who is bearing His Cross, as having sunk exhausted on the ground, while the Virgin and three other women kneel beside Him, Veronica being in the background. Priests, and officers, follow on horseback, while foremost in the procession come soldiers, one of whom is in  the act of striking our Lord with a scourge. Calvary with, its three crosses, and groups of spectators, rises in the distance. I was most pleased with the figure of Veronica, whose countenance expresses sympathy, and reverential pity, too deep for utterance. This painting, too, has undergone cruel treatment from the picture-cleaners, who seem at Madrid to carry on their work of destruction on a fearful scale."
Qui oltre la Veronica si menziona la presenza di tre croci sul monte Calvario, nel dipinti del Prado e in molte copie sono solo due, curioso il fatto che vengano menzionate ben tre pie donne e nessun accenno a san Giovanni.

Biblioteca virtual Madrid."As the tortured Pasmo was then much repainted, the tone is hard, brickdusty and relackered. In 1845 it was subjected to another ruthless operator at Madrid ! Again, however fine the expression of the mother, beautiful the Veronica and groups to the r...., the principal figure of the soldier in front is somewhat attitudinarian, theatrical, and exaggerated: Veronica's hands seem to hold her napkin, which some say was effaced in an injury, received by the picture on its journey. Howshort, alas! the life of pictures!"
Il critico storico e bibliotecario Ferdinando Ranalli a metà dell'800 descrivendo lo Spasimo così si esprime: "Evvi espresso il momento, quando il Salvatore, ascendendo il monte Calvario, cade sotto il peso della croce e, bagnato di sudore e di sangue si volta verso le piangenti Marie con quelle tenerissime parole: "Non piangete per me , ma si pe' figliuoli vostri". Chi guarda in quelle Teste, vede alterate e commosse le fisionomie, secondo la varia forza del dolore che le fa piangere; talché nella Veronica, che stende le braccia, porgendo al Nazareno un sudario, è un affetto di carità grandissima; nell'inconsolabile Maddalena una interna angoscia mista a commovente amore; e nella Vergine, che con gli occhi fatti rossi dalle lacrime si volge con tutta veemenza d'impulso materno a implorare da quei manigoldi mercé al suo povero fìgliuolo, è si gagliardo e vivace il sentimento della passione, che niuno al pari di Rafaello poté giammai esprimerlo. Oltrediché giammai nessun pittore espresse così al vivo e con tanta nobiltà la doppia natura, umana e divina, di Cristo; mentre per l'una si vede che patisce, per l'altra si conosce che può e vuol patire. A tanta passione, mansuetudine, a tanta umiltà sono vivo contrasto la rabbia dei crocifissori, che non lasciano d'incrudelire contro chi è vicino a rendere l' ultimo spirito, e tutta quella moltitudine, e lo scalpitare superbissimo d'armati, che a pié e a cavallo, sboccando dalle porte di Gerusalemme, e recandosi talun d' essi in mano il vessillo del senato di Roma, fanno scorta al Redentore nella penosa salita al monte del supplizio, che è figurato in lontano; ed è sì bene accomodato alla ristrettezza della tavola il grandissimo componimento, con tanti piani che diminuiscono, che ben può dirsi Rafaele maestro al mondo d'ogni più eccellente perfezione”.
Il Ranalli oltre a descrivere la presenza della Veronica parla anche di un sudario, e ancora vengono descritti soldati armati ch sbucano dalla porta di Gerualemme con in mano dei vessilli,come nella descrizione del Vasari.




Anche nell'arazzo tratto dallo Spasimo di proprietà di Margherita d'Austria, commissionato nel 1520, appare  la Veronica. 

La presenza della Veronica in molte descrizioni rafforza l'ipotesi che un dipinto dello Spasimo dove è stata raffigurata  forse era esistito e se ne sono perse le tracce.C'è da chiedersi se potesse essere l'originale.


IL NAUFRAGIO



Mi era sorto anche il dubbio che la descrizione alquanto romanzesca del naufragio fatta dal Vasari, col ritrovamento della tavola intatta vicino a Genova,  fosse stata diffusa ad hoc per confondere le idee su quanto fosse realmente accaduto alla tavola dello Spasimo.
Era opportuno a questo punto verificarne l'attendibilità. Mi ero chiesta se la cassa che conteneva la tavola fosse stata imballata a dovere per non permetterne il danneggiamento anche in caso di naufrgio, e, in effetti, la tipologia dell'imballo utilizzato all'epoca con l'ausilio di bitume poteva garantire una discreta tenuta Si trattava di verificare se esistevano delle correnti che potessero trasportare la cassa fino in Liguria. La ricerca era stata laboriosa, ma premiante. Il 20 giugno 1783 era stata rinvenuta la scultura lignea della Madonna della Litta su di una spiaggia vicino a Santa Margherita, la quale, a causa del terremoto di Messina, era caduta in mare. Trasportata dalle correnti era approdata sul lido ligure. Santa Maria della Litta, litta significa lettera, è la patrona di Messina: il ritrovamento è ampiamente documentato e conferma l'esistenza di correnti che dal golfo di Messina arrivano direttamente sulle coste liguri. Quindi la versione del Vasari poteva essere plausibile. 

Ma andiamo avanti: l'espressione "… che satisfecero, e bene, coloro che l'avevano salvata" potrebbe dare adito anche all'ipotesi di un furto dello Spasimo perpetrato non si sa bene da parte chi, con tanto di richiesta di riscatto e quindi il ritrovamento avrebbe potuto essere una pura messa in scena.

Proseguedo nella ricerca di indizi sull'aspetto originale del dipinto.
"Per l'immagine della Madonna dello Spasimo fatta da Raffaele da Urbino" è un madrigale di Errico Scipione (Messina, 1592 – Messina, 18 settembre 1670 poeta, scrittore e drammaturgo  siciliano ) il quale, essendo del posto, sicuramente avrà potuto vedere il dipinto originale.
"Viva sì, non depinta, Della madre d'Iddio sembra l'imago, Che mira il vago figlio Tutto di sangue tepido e vermiglio, E tra turba feroce Il pondo trar de la pesante Croce. Oh con qual nobil arte Le lagrime formò diffuse e sparte Il divin Raffaello De la mesta Maria far quasi un lago: Ma, s'a un tanto fragello Stassi immota, e non piange, Né con sospiri si tormenta ed ange, È perché l'aspra pena Ogni sua voce, ed ogni moto affrena." 

Questo madrigale, che è precedente all'acquisizione dello Spasimo da parte della Spagna, avvenuta nel 1661, è importantissimo per far luce su questa intricata faccenda. In essa viene descritto il volto di Cristo cosparso di sangue, e la turba feroce che lo assale come nella descrizione del Vasari. Si parla di lacrime sparse che formano un lago; appare evidente a questo punto che, sia il Vasari che lo Scipione, avevano visto un quadro diverso da quello attualmente conservato al Prado.

DOVE SI TROVAVA LO SPASIMO

Seguire gli spostamenti dello Spasimo può essere utile per capire quando e se fu fatta una sostituzione con una copia.

PALERMO

 La tavola dello Spasimo rimase a  decoro della Cappella Basilicò in S. Maria dello Spasimo fino al 1573, anno in cui i monaci del Monte Oliveto si trasferirono nella Chiesa normanna di S. Spirito, portando con loro l'altare e il dipinto. "Di quell'anno 1573 si fece la traslatìone del Quadro di Maria dello Spasimo dipinto dal famoso Raffaele d'Urbino, che era prima nel sopraddetto Convento del Spasimo, e fu portato alla chiesa di S. Spirito, per la quale il Papa concesse Indulgenza plenaria nella processione de' devoti che accompagnarono quella pretiosa pittura".

ll Lancellotti narra: "Mense autem julio ab Archiepiscopo et Ecclesia Panormitana ad S. Spiritum eximia Spasimi tabula magnifice transfertur, et quo maior sit in celebritate frequentia, Pontifex, vel eam si subsequentibus , vel certo templum adeuntibus , plenissimam fecit delictorum gratiam."
Silvestro Marulei o Maurolico nella sua Historia Sacra del 1613, come già riportato in merito alla presenza della Veronica, "In Palermo ancora habitano la Chiesa di Santo Spirito suora le mura della Città, e nell’altar maggiore vi fi vede quella pretiosa gioia di Christo che porta la Croce in collo, doue tra l'altri personaggi, vi e'la Maddalena con` faccia lacrimosa, e cappelli suelti , che di lontano par propria viua , e dona ammiratione a chiunque la mira, mano di quel gran Pittore Rafael d’Vrbino ."
Così  ne parla il Galeotti: « L'Arcivescovo di Palermo Giacomo Lomellino di Rodi, unitamente al Capitolo e Clero, trasportò la famosa tavola di Raffaele dallo Spasimo a S. Spirito. Detta insigne pittura fu collocata sull'altare maggiore che venne decentemente adornato colli marmi stessi di come era situato allo Spasimo; collocandovi li sei mezzi busti di Profeti ne' due pilastroni accanto...". 

Rocco Pirro nel 1733 cosi descrive la tavola di Raffaello in Santo Spirito: "… ac tabulam celeberrimam Christi Domini Crucen bajulantis, opus Raphaelis Vrbinatis, olim haabebat, quae in Hispaniam delata atque in Escurial locata est, ipsius exemplari in nostra relicto. Hinc inde mediocris magnitudinis".

Ciò che emerge da questa descrizione sono le dimensioni che vengono definite ridotte rispetto all'originale, mentre in altre cronache si afferma che la copia eseguita in sostituzione ,dopo l'invio in Spagna dell'originale, fosse quella che si trova attualmente in San Giorgio in Kemonia, che certo non è di dimensioni ridotte. C'è da chiedersi dove sia finita la piccola tavola, forse è quella conservata nel museo diocesano di Caltanissetta?


Luciano Aurelio Barrile  nella Descrizione della città di Caltanissetta del 1756 descrivendo il monastero delle suore benedettine di S. Croce a Caltanissetta nel 1736 così scrive: ".. né minore è il pregio delle pitture che dappertutto si ammirano, conservando dentro al Monistero un beninteso quadro del celebre Raffael d'Urbino"


Secondo il sacerdote ricercatore Giuseppe Sorce, recentemente scomparso, nel suo libro Autetenticità delle Spasimo di Sicilia di Caltanissetta cita una fonte dello storico Camillo Genovese Aronica: "Dal monastero di santa Croce le monache che furono sempre le nostre primarie famiglie, come sono oggi la maggior parte, nel 1778 si trasferirono nel vuoto collegio dei gesuiti, si conservano in questa chiesa due quadri dello Scilla e al di dentro dalle monache l'altro di un Cristo che va al patibolo di Raffaele d'Urbino"

Mi piace immaginare che questo dipinto, tenuto nascosto in un convento di monache di clausura, possa essere, non quello attualmente conservato nel museo Diocesano di Caltanissetta, come affermato dal Sorce, ma piuttosto l'originale del quale si sono perse le tracce.


ALCAZAR 

Una volta giunta  in Spagna nel 1661, la tavola viene inizialmente inventariata nella Collezione Reale dell'Alcazar madrileno.
Nell'inventario del 1668 si descrive il dipinto in qusto modo:"En la Capilla Real sirve de retablo un quadro de quatro varas de alto y tres de ancho con marco negro y adornos de oro en que esta Pintado Christo nro. Señor con la Cruz camino del Caluario con nra. Señora, san Juan, y la Marias y la turba y ministros de los Judios original de mano de Rafael de Urbina que por su primor y grandeza llaman el Pasmo, y la hizo traer el rey nro. Señor D. Phelipe quarto Reyno de Sicilia, y se coloco en la Capilla Real el año 1663. "
Curiosa la descrizione della presenza di sacerdoti ebrei, quando ne appare solo uno, quello a cavallo accanto al  centurione
Secondo altre fonti, più accreditate la tavola era già presente nella Cappella nel 1661.
Gabriel Maura Gamazo nel suo  - Carlos II y su Corte   166I — 1669 - Madrid - 1911 - così scrive in merito alle celebrazioni effettuate in occasione del battesimo del Principe il 21 novembre 1661 dove viene attestata la presenza della tavola nella Cappella Reale: "Los Ministros de los Consejos que se agrupaban, á ambos  lados, entre el cancel y el crucero, y los Embajadores, á quienes el protocolo recluía aquella tarde en la tribuna de la música,distrajeron la espera observando los ritos preliminares, á porfía complicados por la Hturgia y la etiqueta. Breves instantes oraron ante el altar (donde como en parroquia que era entonces la Real capilla juardábase reservado el Santo Sacramento) el Patriarca y los Obispos, admirando quizá la pintura de Rafael, conocida por el Pasmo de Sicilia, que cubría en parte el antiguo retablo, cuyo tema era la creación del mundo. " 

Da questa cronaca risulta che la tavola dello Spasimo era stata posta dinanzi al  retablo (Grande tavola di altare, a molti scomparti dipinti o scolpiti, ricca di decorazioni e di incorniciature di legno, di marmo, di stucco, propria dell'antica arte spagnola) che rappresentava la creazione del mondo non si sa di quale autore.

Nel 1669 è  documentata nella sacrestia dell'Alcazar in occasione del viaggio compiuto da Cosimo de Medici tra il 1668 e il 1669 assieme al suo segretario Magalotti 
La tavola viene descritta come oggetto di" extranos movimentos" che la dice lunga sugli intrallazzi effettuati intorno alla stessa.

 Nel 1771 nell'iventario fatto alla morte di re Carlos, figurava tra i dipinti smonatati nella Boveda del Ticiano e fu valuatata 10.000 dobloni : "ya que en el inventario de 1771 se cita entre las "Pintturas des monttadas que se hallaron en dicha bobeda de el tiçiano": " 525 Yttem Vna pinttura del pasmo que es la que estaua en el rettablo de la Real Capilla tasada en diez mill doblones .....10.000

Nel 1715 le fu fatta una cornice nuova che costò 80 dobloni.

" En 1734  Después del incendio del Alcázar, pasó al palacio del Buen Retiro. En el Palacio nuevo decoró el cuarto del Infante don Javier. El año 1794 se encontraba en el cuarto de vestir del Rey. Bayeu, Qoya y Gómez, lo' tasaron en 400.000 reales."

Juan Josè Y Mato riferisce: "Estuvo en Palacio desde 1663, y después del incendio de 1734 pasó al Retiro. En 1772 figura de nuevo en Palacio. Sabemos que el cuadro adornó el altar de la capilla del Alcázar, donde estuvo, por lo menos, hasta 1686, ya que el inventario realizado dicho año lo menciona allí . Pero en la testamentaría de Carlos II aparece registrado en las «bóvedasdel Tiziano», traslado, como dice Y. Bottineau, debido «evidentemente a causa de la transformación del retablo». La tabla no volvió a su antiguo lugar, donde se reemplazó por obras de Lucas Jordán ."

Vicente Victoria- Sopra il libro della Felsina Pitrice del Malvasia.
"Dirò à quefto propofito , che qui in Ifpagna nella Cappella Regia di Madrid fi ammira la Tavola di mano di Raffaello, dipintavi la caduta di Crifto con la Croce in ifpalla, nella quale con efpreflìone ftupenda di colore , e di difegno, fi cfprime la Passione del Salvatore, e delle Marie , come degnamente defcrive il Vafari. Effendo quefta tavola di tanto merito, con tutto ciò l'Autore  non folo la biafima , col condannare il Vafari ifteffo, che la loda; ma vuole che fia tanto brutta, che non fi porta guardare fenza fcandalo, e che Filippo IV. di Tempre gloriofa memoria, facendola venire da Palermo à Madrid, impiegasse male la fua Regia liberalità, e munificenza, con adeguare alli Monaci di Santa Maria dello Spafimo un annua rendita di mille fcudi, in ricompenfa di quella ineftimabile Pittura."



BUEN RETIRO


Il Cavalcaselle la colloca al Buen Retiro solo dopo il 1734: " all'epoca dell'incendio dell'Alcazar nel 1734, fu trasportato nel palazzo del Buon Retiro. Al tempo di Carlo III decorò L' appartamento dell' infante D. Saverio , nel palazzo nuovo di Madrid , come consta dall' inventario dell' anno 1772. " La tavola risulta inventariata col numero 953.

Altri invece propendono per il suo trasferimento al Buen Retiro nel 1715."el 29 de noviembre de 1715, fechado en Madrid, que da razón de los gastos ocasionados en la ejecución del «Marco para la Pintura del Pasmo; y que se limpien las Pinturas de Palazio» y que reproducimos . El marco, de madera tallada y dorada, obra del maestro Francisco Alvarez, fue llevado desde el Retiro al Alcázar, mientras que la pintura hizo dos veces el mismo camino para quedarse, al fin, en la «Cámara de la Reyna N.a S.ra en el Retiro» 
El marco del «Pasmo» no es sino uno más de los trabajos que se hacen para dar cumplimiento a la orden de que «todas las Pinturas de Palazio se haderezasen se lebantasen de diferentes Partes adonde estavan por las moziones que avia la Caída en el camino del Calvario."

Algunos datos sobre el Pasmo de Rafael y otras pinturas enviadas al Buen Retiro en 1715
di  Juan José y Mato: Junquera y Mato -1963 - :"En 1715 se trasladó al Palacio del Buen Retiro, en donde adornó la "Camara de la Reyna Nª Srª"; entonces Francisco Alvarez le hizo un marco nuevo de madera tallada y dorada" " Las bóvedas fueron una de las partes del palacio menos dañadas en la catástrofe, pero no se deberá la salvación de estas obras famosas a que ya no estaban allí en 1734. Los documentos de Palacio parecen apoyar esta hipótesis. Las cuentas del Oficio de la Furriera correspondientes al año de 1715, al reseñar los gastos mensuales dicen: Septiembre. «De ssacar la Pintura del Pasmo de Donde estava en Palazio y llevarla al Retiro subirla arriva y bolverla a vajar y ponerla Donde S. M. Mando..."
 Da quanto emerge dalle varie cronache ed inventari si può notare che vi sono delle incongruenze in merito alla dislocazione della tavola.
Si potrebbe ipotizzare la presenza nelle collezioni reali di due tavole dello Spasimo, ma non è dato saper quale fosse l'originale.

PALACIO NUEVO



Ritroviamo la tavola inventariata nel Palacio Real Nuevo, Madrid- " cuarto del infante don Javier, 1772, nº 953 [dupl.]; Palacio Real Nuevo, Madrid, pieza de vestir (2ª), 1794, nº 953.

"En el inventario del Nuevo Palacio Real de Madrid de 1772  se cita, con el número "953"(número que aún conserva medio borrado en el ángulo inferior derecho), en el "Quarto del Infante don Xavier", donde además lo verá y describirá Ponz ). En el inventario de 1789 de dicho Palacio aparece descrito, siempre con el número "953", en la "Pieza de bestir"  D. En la testamentaría de Fernando VII ya figura entre los cuadros que éste tenía en el Museo (1833)  598-Nuestro Señor con la Cruz a cuestas- Rafael-"

"En tiempo de Carlos III decoró el cuarto del Infante D. Javier, en el Palacio nuevo de Madrid, y consta en el Invent. respectivo de 1772 En la biografía de Ramos informa Ceán que durante el intermezzo italiano de Mengs, de 1769 a 1774, el maestro “siguió dándole las más sabias instrucciones en el arte por medio de una constante correspondencia, encargándole copias de los originales de los autores más clásicos, qual fue la del Pasmo de Sicilia o calle de la amargura de Rafael, que está en el palacio nuevo”

1800 nel -Diccionario historico de los mas ilustres profesores de las Bellas Artes, Volume 2. - ".......algunas de la famosa tabla de Rafael de Urbino, que representa esta misma escena, llamada el Spassimo de Sicilia, colocada en el Palacio Nuevo de Madrid"


PRADO


"Catalogo de los cuadros que existen colocados en el real museo del Prado Madrid en la emprenta nacional ano 1821. El presente catálogo debe tenerse por provisional, y en los sucesivos se harán las.enTmiendas ó ampliaciones que se crean convenientes , asi como en la colocacion y eleccion de las pinturas, á medida que el edificio se vaya habilitando y adelantando la restauracion de aquellas: exponiendo en la actualidad del modo que se ve, cuanto el estado de uno y otro ha permitido.419. . . La calle de la Amargura, cuadro llamado el Pasmo de Sicilia: por : .' ". .' Rafael Sanzio, conocido por Rafael de Urbino."


Catalogo Prado 1821 di Luis Eusebi : 419. La calle de la Amargura, cuadro llamado el Pasmo de Sicilia: por Rafael Sanzio, conocido por Rafael de Urbino. traído del Pal. de Madrid al Museo. — F. L. Alto 3,06; ancho 2,50.


 Nel catalogo pubblicato nel 1824 redatto sempre dall'Eusebi risulta sempre inventariato col n. 419: "Nuestro Señor sucumbe bajo el peso de la Cruz, echa una mirada lastimosa y habla á las Marías"

Appare alquanto strano che la tavola fosse già inventariata al Prado nel 1821, quando non era ancora giunta in Spagna dopo il restauro effettuato in Francia. Ciò lascia supporre l'esistenza di un'altro dipinto dello Spasimo che era rimasto in Spagna forse custodito all'Escorial.


ESCORIAL


In alcune cronache la tavola dello Spasimo risultava collocata presso il convento di san Lorenzo all'Escorial, a meno che non si trattasse di un altro dipinto. 
Rocco Pirro nel 1733, come già accennato, la colloca all'Escorial. "… ac tabulam celeberrimam Christi Domini Crucen bajulantis, opus Raphaelis Vrbinatis, olim haabebat, quae in Hispaniam delata atque in Escurial locata est, ipsius exemplari in nostra relicto. Hinc ind e mediocris magnitudinis".

Travels Through Spain in the Years 1775 and 1776 - Henry Swinburne -"The gallery of the Escurial is said to be still more valuable, especially as the famous picture of Raphael of the carrying the cross, called the Spasimo di Sicilia, remains in this palace unplaced, and consequently unseen"

A Palermo  in San Giorgio : "nell’ opposto lato , e dirimpetto a questa cappella corrisponde quella dello spasimo di Maria , ed il quadro è copia fatta dallo Spagnoletto dall’ originale di Raffaello di Urbino , che fu trasportato in Spagna, come si disse, e che ritrovasi nell’ Escuriale."

Salvatore Lanza; "Poco discosto è il monastero dei pp. benedettini di Monte Oliveta iniziato nel 1745, e contiguo alla chiesa eretta nel 1765, la di cui pianta è a croce latina con olio cappelle di mezzano sfondo e l'architettura di ordine corintio; vi si osserva il quadro di s. Benedetto coi fondatori degli ordini benedettini, delle migliori opere del Velasques,una assai bella statua di marmo della B. Vergine col bambino di valorosissimo artista siciliano del sesto decimo secolo, una cattiva copia fatta nel secolo XVII del celebre spasimo di Raffaello trasferito in Ispagna nell' Escuriale"

George Cumberland 1827: "The Madonna del Spassimo—now in Spain, in the Escurial, from Raffael. Christ is bearing his Cross to Calvary, and sinking under its pressure; five females following in the utmost distress: they are just coming out of the city gates, and a soldier goes before in armour, carrying a standard with the S. P. Q. R. or (Senatus Populusque Romanus) in very large letters; in the distance Calvary, and the two criminals going before, —in all sixteen principal figures—seven smaller ones; it has been said to have been superior in interest to the Transfiguration, and, I believe, escaped the French plunderers.   Mr. Scandred Harford has a good copy of it brought from Italy. "

Tratto dalla corrispondenza tra il Conde de Miranda e il 
 Señor don Vicente López:
  «Excelentísimo Señor: El embajador de Su Majestad en París, me ha remitido últimamente las dimensiones de los 6 diferentes cuadros pertenecientes a Su Majestad y al Real Monasterio del Escorial que, que se había llevado a Francia el gobierno intruso y ha restaurado el Pintor Mr. Bonne ayor para poderse conservar"

 Nella Literary Gazette pubblicata a Londra nel 1817: "Precedentemente all'Escurial, adesso nello studio di M. Bonnemaison a Parigi, il piu grande dei sei ammirevoli dipinti, per il cui felice restauro l'abile pittore Bonnemaison ha ricevuto molti apprezzamenti, è un Cristo che porta la croce, la Pamoison or Le Portement de la Croix, di Raffaello..."

James P Walker nel  1860 cita: "Three others of Raphael'spictures are in the Efcurial Gallery: i. e.. The Madonna del Spafimo,Virgen del Fez (ofthe Fifh),and the Annunciation."


Quatremére de Quency: " Lo Spasimo a très-peu souffert de son séjour en mer dans le naufrage qu'il a éprouvé. Ces tableaux sont exposés présentement dans le musée de Madrid ; ils se trouvaient auparavant dans le palais de l'Escurial, où on les a admirés pendant plusieurs siècles."

1842 nel Le Compilateur: Revue des Journaux Français et Etrangers:
"Le couvent de l'Escurial est, à cette heure . entièrement dégarni des chefs-d'œuvre qu'on y voyait autrefois. La Perle, le Spasimo, la Madone del Pcsce, trois admirables tableaux de Raphaël, ont été transportés dans les galeries du Musée royal"

Nel 1838 la duchessa di Abrantès narra di aver visto più volte lo Spasimo all'Escurial nella cappella della Vergine presso all'altare dove si custodiscono le reliquie di San Lorenzo, strano perchè all'epoca avrebbe dovuto essere al Prado. 

1826 - " The Madonna del Spassimo—now in Spain, in the Escurial, from Raffael. Christ is bearing his Cross to Calvary, and sinking under its pressure; five females following in the utmost distress: they are just coming out of the city gates, and a soldier goes before in armour, carrying a standard with the S. P. Q. R. or (Senatus Populusque Romanus) in very large letters; in the distance Calvary, and the two criminals going before, —in all sixteen principal figures—seven smaller ones; it has been said to have been superior in interest to the Transfiguration, and, I believe, escaped the French plunderers." 

Non è chiaro il percorso fatto dalla tavola dello Spasimo nelle collezioni reali spagnole, ciò lascia nuovamente supporre l'esistenza in Spagna di più di un dipinto con lo stesso soggetto attribuito a Raffaello.


I RE DI SPAGNA

Possedere lo Spasimo di Sicilia era stato il desiderio di alcuni re spagnoli, a partire da Filippo II, il quale ne vantava una copia su tela nella sua collezione, che gli era stata inviata nel 1578 da don Juan de Cardona. La storia di questa copia si perde nel nulla, ma potrebbe rappresentare un punto di riferimento, se identificata, per valutare la sua eventuale corrispondenza con il quadro attualmente esposto al Prado.
Quando la comunità Olivetana si trasferì presso la chiesa di Santo Spirito, ex monastero cistercense nel 1573, la tavola, come sappiamo, fu traslocata assieme all'altare del Cagini. Il quadro vi rimase sino al 1661, quando prese la strada di Madrid grazie alla mediazione del viceré don Ferdinando di Ayala e all'accordo raggiunto con l'abate Clemente Staropoli. Nello stesso anno, il re di Francia Luigi XIV comprava il ritratto del Castiglione di Raffaello: forse Filippo IV di Spagna non voleva essere da meno.
L'Abate Galeotti così ci descrive gli avvenimenti del 1661: "Don Ferdinando d'Ayala, governatore della Sicilia, per fare cosa gradita al re Filippo IV di Spagna venne nella determinazione di levare la tavola dello Spasimo ai Padri Olivetani  cercò tutti i mezzi per ottenerla, ma sempre dai Padri Olivetani ricevette la negativa. L’Abate Clemente Starapoli, senza il consenso dei religiosi, in tempo in cui essi non si trovavano in monastero, fece al Viceré la consegna del famoso quadro. fu d'un subito dai religiosi conosciuto l'inganno, ma bisognaron tacere. Si compiacque il monarca assegnare al monastero un'annua pensione dei 4.000 ducati. L'Abate Starapoli più volte chiese i ducati, ma non ne ebbe neppur uno. Morto Filippo IV si rivolse alla regina, ma non ebbe risposta".
In realtà nell'archivio di stato di Milano, tra i documenti che riguardano la Congregazione benedettina di Monte Oliveto, è stata ritrovata la copia dell'assegno fatto dal re Filippo IV al Monastero di Palermo: ".....in perpetuo donativo del quadro dello Spasimo". Il donativo non venne certo fatto spontaneamente dai monaci che si erano dovuti piegare al volere di Filippo IV, ma dal documento viene confermato che furono pagati 4.000 scudi, oltre la rendita di 500 scudi al frate Staropoli che si era offerto come mediatore. Il prezzo pagato per tale opera, fu il più alto mai pagato per un dipinto. Ma forse era tutta propaganda per confondere le idee su quanto fosse realmente avvenuto.
A questo punto è lecito sospettare un doppio gioco da parte dei monaci Olivetani: pare che si sarebbero allontanati dal monastero pur sapendo di avere alle costole gli scagnozzi del re pronti ad impossessarsi del quadro, forse erano d'accordo con lo stesso Staropoli, il quale, fingendo di sostituire l'originale con una copia, fece esattamente il contrario, donò al re la copia e si tenne l'originale. Dove poi sia finito questo originale non si sa. Ancora oggi, nella zona di corso dei Mille, esiste tra i vecchi un antico detto popolare che allude forse alla vicenda della donazione: "U parrino ci fici u paccu o Re", ovvero “il prete ha fatto il pacco al re”,e questo la dice lunga.
Filippo IV conservava la tavola dello Spasio come una delle sue cose più care, battezzandola "la Margarita", come la più amata delle sue figlie. Durante la "francesada", cioè l'occupazione francese della Spagna da parte dell'esercito di Giuseppe Bonaparte nel 1810, la tavola fu razziata dal Palazzo Reale come bottino di guerra assieme ad altre famose opere di Raffaello. Nel giugno 1813 fu intercettata dal duca di Wellington nella battaglia di Vitoria contro l'esercito francese e si dice che fosse stata spedita in Inghilterra. Sempre nel 1813, però, la ritroviamo nello studio di restauro del Bonnemaison a Parigi dove verrà trasferita su tela per essere poi rispedita in Spagna nel 1822. Ma le descrizioni sul suo tragitto sono decisamente discordanti. La ritroviamo a Tours in Francia esposta per lungo tempo alle intemperie, poi esposta nel museo di Parigi e messa all'asta in Inghilterra nell'ottobre del 1813. Incoerente è anche il comportamento della corona Spagnola che, in un primo tempo, volle offrire, in segno di gratitudine. al duca di Wellington, che aveva contribuito alla liberazione, l'ingente bottino razziato da Giuseppe Napoleone, ma in seguito ne pretese in parte la restituzione. 


LE COPIE



Era consuetudine, all'epoca, far uscire dalla bottega delle copie dei dipinti commissionati eseguite dagli stessi maestri e dagli allievi o garzoni di bottega. Molti artisti famosi, si cimentarono  per dimostrare la propria bravura, nell'eseguire delle copie di Raffaello, ma anche e soprattutto per lucrare. Sappiamo che Luca Giordano (anche noto con lo pseudonimo di “Luca Faipresto”, per la sua abilità), ad esempio, copiava e falsificava molti artisti famosi, tanto che falsificò anche la firma di Raffaello.



 A Roma si trovava nella sacrestia della chiesa di Santa Agnese, secondo quanto relazionato nell'Osservatorio delle Belle Arti pubblicato nel 1808, una copia dello Spasimo di Sicilia molto sciupata.Sarebbe a quanto pare l'unica copia documentata a Roma, a parte quella trattenuta dai Padri Maroniti che vedremo in seguito, il poterla rintracciare sarebbe di grande aiuto per dipanare la matassa. Esistono numerose copie della tavola di Raffaello, sopratutto in Sicilia, ma ciò che è sorprendente è il numero incredibile di copie esistenti in Spagna: tanta ammirazione e devozione per quel dipinto sembrerebbero inspiegabili. E ciò accadeva nonostante quanto affermato da un cronista spagnolo seicentesco, cioè che tale dipinto, per il suo contenuto considerato blasfemo, fosse stato messo all'indice dai vescovi , e che ne fosse stata proibita la sua diffusione. Il commento del cronista fu:"che questo era il destino a cui andavano incontro gli spiriti indipendenti". Continuando nelle mie ricerche mi convincevo sempre di più che la tela del Prado potesse essere una copia oppure uno degli originali usciti dalla bottega di Raffaello. Era necessario capirne di più continuando a seguire la sua storia.


LE COPIE IN SPAGNA



Numerose sono le copie censite nelle collezioni spagnole, alcune ancora prima dell'arrivo in Spagna dell'originale acquistato da Filippo VI.


"A Zaragoza Un oratorio con el descendimiento de la cruz, con puertas, y en ellas la Oración del huerto, j la columna. Cristo con la cruz á cuestas y el Sepulcro, que viene de Rafael".


"Alquezar Huesca Colegiata de santa Maria Ático:- El Pasmo de Sicilia (Este cuadro es una excelente copia del famoso Pasmo de Sicilia, pintado por Rafael hacia 1515 para el Convento de Santa María dello Spasimo de Palermo -hoy en el Museo del Prado- y que representa el espasmo que sufrió la Virgen al ver caer a su Hijo camino al Calvario) ."

-Catalogo de las obras en pintura que existen en el museo de la Junta de Comercio de Catalunia -  170. Jesús llevando la cruz á cuestas: escuela de Rafael."

Collections of Painting in Madrid, 1601–1755  -Marcus B. Burke, Peter Cherry  - "532 Ytten Vio un quadro en tabla de un santo xpto que lleva la cruz que es de mano de Rafael con marco dorado y en el marco estan pintados los de mas misterios de la pasion - inventariado 532 no es original de Rafael si no copia de quadro que esta in Sicilia - Tasole en tre mill. reales 3000"

"otra pintura de un eceomo que tiene la Cruz a cuestas de Rafael de Urbina y marco de moldura dorado y concha finjida que tiene una cortina de tafetan encarnada en seis mil Rº 6000"

Un preziosa documentazione è fornita da Josè ruiz Manero nella -Pintura Italiana del sieglo XVI en Espana  Rafael y Su Escuela -   Originales de Rafael Conservados en Espana Y de Procedencia de los Mismos:
Copia di buona fattura di Diego Pérez Mexía. (chiesa de los Filipenses, Alcalá de Henares 
 (Madrid Copia di buona fattura antica L. aprox. 290 x 224,5 (Chiesa di Santiago, Montilla
 (Córdoba) Copia antica di scarsa qualità L. aprox. 210 . (chiesa del Convento de Clarisas, 
Montilla (Córdoba). Copia antica di scarsa qualità. (chiesa di  Santa Marina, Córdoba).
 Copia del secolo XVII di scarsa qualità. L. 200 x 165. (Cattedrale , Valladolid). Copia di 
buona fattura  (Catedral, Baeza (Jaén) Copia antica. T 95 x 69. (Museo del Prado, Madrid) 
- Copia de Gregorio Ferro (distrutta). (stava nella chiesa parrocchiale di Alpages).



Altre copie menzionate in Spagna:

Lo Spasimo risulta in un inventario stilato nel 1634 tra i dipinti in possesso di Alfonso Enrriquez de Cabrera Almirante de Castilla e nell'inventario del lascito alla sua morte  del 1647: 290 - 532- "Yten in quadro n tabla que es de mano de Rafael con marco dorado y en el marco estan pintados los de mas misterios de la Pasion. No es original de Rafael si no copia de quadro que esta in sicilia - tasado en tres mill. reales 3000."
Alfonso de Cabrera , figlio di Vittoria Colonna fu maggiordomo di Filippo IV, Vicere di Sicilia e di Napoli.
"Consta que doña Felice Henríquez de Cabrera, Duquesa de Lerma (inventario de 1676), poseyó: " -Mas otra pintura de nuestro Señor con la cruz a cuestas de quatro varas de alto y dos y media de ancho  ( cm. 337 x 210) copia de Raphael de Urbina muy maltratado y saltado el lienzo con moldura negra, 1400 rs."

 "En el inventario del marqués del Carpio de 1688, entre los obras que se encontraban en el Jardín de San Joaquín, figura con el número 320 y valorado en 5500 un cuadro de vara y media por vara y sesta del que se dice: "otro quadro del pasmo de nuestra Señora pequeño que esta en palazio El original Sacado de Julio Romano". El profesor Burke se pregunta si no sería una copia realizada por Julio Romano" Qui addirittura si attribuisce la tavola dello Spasimo alla mano di Giulio Romano.

 Nell'inventario del 24 maggio del 1755: - de doña María Teresa Pacheco Girón Toledo y Portugal, condesa de Miranda e hija de los duques de Uceda, se menciona: "Otra pintura también en tabla del mismo assumpto (es decir Ntro. Señor con su cruz a cuestas) que es copia de Rafael, de vara y tercia de caída y tre quartas poco más de ancho con marco dorado que vale .... 360 r."
Lo scultore don Felipe de Castro in un manoscritto tra il 1750 e il 1764- cita nel retablo de la Cappella  della  Concepción del Duca de Osuna: "buena copia del célebre quadro de Raphael llamado el Pasmo de Sicilia que está en Palacio..."

Nell' inventario del 1777 del XII duca di Alba figura: "17. Otra pintura tambien en tabla, de la Calle de la Amargura, COPIA muy buena de RAFAEL DE URBINO, de vara y média tercia de alto, por vara menos cuarta de ancho, con média caña dorada, en ...1.200 r"

 Ponz menziona  nel retablo collaterale del lato dell' Evangelio della chiesa del Convento de Santa Cruz de PP Dominicos de Segovia: "... copia bastante buena, en chico de quadro de la calle de la Amargura, de Rafael de Urbino,..." 

 "Entre los cuadros reunidos por Carlos IV siendo príncipe se hallaba: "Otra pintura, de miniatura, que contiene a Cristo con la cruz a cuestas, copiado por el Pasmo de Rafael, de media vara de alto, y tercia de ancho. 134"

 En el inventario del Palacio Real de Madrid de 1814 : "quatro varas y media alto 3 y media ancho copia del Pasmo sin concluir propio de D. Jose de Cana que le estaba haciendo y se quedo en palacio por haber fallecido".

En 1840 don Serafín García de las Huertas poseía: "271 Tabla.- Tambien con marco dorado. La Calle de la Amargura, escuela italiana antigua, de cinco cuartas largas de alto por cuatro largas de ancho, en seis mil reales."

 En 1879 se vendió en París una copia que había sido realizada para Isabel II y que entonces era propiedad de la Reina María Cristina: "47- Le Portement de Croix, dit lo Spasimo. Trés belle copie qui a été commandée en 1846 par S.M. la Reine Isabelle II."

Diego de la Torre: " otra pintura de un eccomo que tiene la cruz a cuestas de rafael de urbino y marco de moldura dorado y concha finjiada que tiene una cortina de tafetan encarnada en seis mil R 6.000"

"La parte más importante de la dote de Doña Antonia Vizcaíno e una echura de Nuestra Señora de la Leche en lamina, 550 rs.- un lienzo en un marco negro del Xpto del pasmo de Palermo, 200 rs6"


Auction of looted Old Masters in Barcelona.

See docs. Catalogue Reference:T/209/9, National Archives, Kew: Ministry of Information
Malet Street London, W.C.I 22nd March, 1945:  "Sir, On the 2nd October, you wrote to the Director General regarding the import of looted works of art into neutral countries, and, in particular, the Iberian Peninsula, As stated by Mr. McCann in his letter to you of the 18th October, we wrote to our Press Attaches in Spain, asking them to let us know if any information came their way, and we have now received from our Press Attache in Barcelona a list of Old Masters now being offered for sale privately in that city. We are unable to state whether they have been in Spain for some time or have been recently imported, but the list may be of some interest to you. I have the honour to be, Sir, Your obedient Servant,
      Joan Lynam, Spanish Section."
"(To) The Hon. Secretary, British Committee on the Preservation and Restitution of Works of Art, Archives and Other Material in Enemy Hands, Parliament Square House. Parliament Street, S.W 1.DESCRIPCIÓN - Una tabla - Atribuida a Rafael Sancio -siglo XV, y XVI, representa  El Pasmo de Sicilia - sus dimensiones son de 0,50 de alta por 0,32 de ancha, se pide en venta 35

A Savinan esisteva una copia:"El retablo de la capilla del Santo Cristo de la parroquial de San Pedro de Saviñán, se remata con un escudo que lleva la cruz sanjuanista, aunque José Gracián confesaba en sus Notas, que no había dado con el nombre de su benefactor. También nos decía que los cuadros que había entonces sobre la puerta de la sacristía, copias del Pasmo de Sicilia, de Rafael de Urbino, habían estado anteriormente en la capilla del Santo Cristo. También en la sacristía y en la Sala Capitular había entonces algunos cuadros. Uno de ellos con la Purísima, debió ocupar, según José Gracián, la pilastra de la capilla del Santo Cristo." 
Tra queste copie, alcune presentano caratteristiche interessanti, in particolare nelle misure che si accostano al presunto originale.






Copia dello Spasimo - Siviglia -


Copia dello Spasimo -Ubeda-


Copia dello Spasimo Valladolid


Copia su rame
Copia Spasimo Cordoba



Vicente Masip


In questo dipinto cinquecentesco attribuito a Vicente Masip o Macip sono stati ripresi quasi tutti gli elementi dello Spasimo di Raffaello, anche se si può notare una strana incongruenza nella figura in calzamaglia zebrata la cui parte superiore del corpo sembra spostata da una parte, in pratica come accade nello spasimo dove appare una gamba che non si sa a chi appartenga.Interessante il volto della Vergine che appare più anziana e sofferente rispetto allo Spasimo ed i veste monacale. 



Copia in Spagna 


Carreno Miranda
Nel 1674 il re di Spagna commissiona a Juan Carreno Miranda una copia dello Spasimo. A quell'epoca lo Spasimo di Raffaello si trovava già nella collezione reale, nonché la copia che era stata procurata dal Cardona nel 1578, e mi era parsa alquanto strana la richiesta da parte del re di richiedere un'ulteriore copia. Anche la data del 1674, se attendibile, risulta essere curiosamente la stessa in cui il Maratta visitò la salma di Raffaello al Pantheon per cavarne via il cranio e farne scolpire il ritratto. Il dipinto del Miranda è abbastanza simile a quello del Prado: il Cristo ha un'espressione leggermente diversa, il cavaliere con lo stendardo ha la barba bionda, non vi sono croci o pali sul monte Calvario, il volto della Madonna appare più duro e anziano, come nell'incisione del Veneziano. Le misure del dipinto sono di poco più grandi: cm 319,21 x 233.

"La puissance de Carreno comme praticien, et aussi ses qualités complexes, s'expliquent par les longues et fortes études qu'il avait faites dans ses commencements. Ne voit-on pas de lui, à cette Académie de San Fernando, une copie du Spasimo de Raphaël, même grandeur que l'original conservé au Musée de Madrid -

 In realtà le misure non collimano - et M. Viardot ajoute : « Cette copie, faite avant la fin du dix-septième siècle, prouve sans réplique qu'il ne faut point attribuer à la restauration nécessaire que subit à Paris le Spasimo, les tons briquetés qui déparent un peu ce merveilleux chef-d'œuvre. "

"Copia de la celebérrima tabla de Rafael de Urbino que existe en el Real Museo de 
Madrid, llamado el Pasmo de Sicilia, Pintada por don Juan Carreño de Miranda, pintor
de Felipe Alto 11 pies 5 pulgadas, por 8 pies 4 pulgadas de ancho ( cm 345 x 251). Marco dorado y tallado. 
In questa descrizione le dimesioni dlla tavola del Miranda vengono descritte ancora più ampie.

"As to the Spasimo, however, it has been said that the hard red of the colouring is due to the Operations on it of Bonnemaison, while the picture was in Paris . This M . Paul Lefort contests , pointing to a copy of the picture ,in the Academy of S . Fernando, made in 1 66 5, which is marked by the same intonation."


COPIE IN FRANCIA




Retablo Villefranche

Viene documentata la presenza di una copia a Beauce in Francia della quale si sono perse le tracce.
"M. Mérimée annonce que le conseil de fabrique d'une église de la Beauce a vendu une copie du tableau du Spasme de Sicile. M. Mérimée désirerait que, pour servir d'exemple aux fabriques qui aliènent ainsi des objets précieux et appartenant aux églises, celle qui a vendu cette copie de Raphaël fût condamnée à payer une amende. Le comité regrette qu'on viole très fréquemment la circulaire de M. le ministre de la justice et des cultes, en date du 27 avril 1839, et qui engage MM. les évéques à exercer une surveillance active pour empêcher que les églises ne soient dépouillées des objets précieux qui leur appartiennent. Il y aurait lieu de renouveler cette circulaire et de l'aire dresser dans toutes les églises des inventaires qui préviendraient au moins la plupart des abus. M. Leprévost demande que le procès-verbal constate qu'on n'a pas le droit de vendre ni d'acheter ce qui peut provenir des églises; il désire que la copie du Spasimo soit acquise par le gouvernement."

 COPIE IN VARI LUOGHI



"La iglesia del Santísimo Cristo de la Salud (después parroquial de Guadalupe y hoy Nuestra Señora de la Caridad) ostentaba, según Rigol (1982: 115-117), un cuadro copia de Rafael, conocido como el “Pasmo de Sicilia”


Copia coeva in Corsica


Marie von Essen



 Jakob Schlesinger 
  Originalgröße, Potsdam, OrangerieSchloß, Raffaelsaal.
 la copia del pittore prussiano Schlesinger: " quien alteró el colorido para darle mayor esplendor, imaginándose restituir á la obra su entonación primitiva."


Bolte Pasewalk

Nel  - Catalog Grossh Museums Weimar -
175. Die Kreuztragung.  Copie des berühmten Tafelbildes in der Gftllerie zu Madrid: von Rafael um 1516-18 für die Kirche des Olivetanemklosters S. Maria dello Spasimo in Palermo gemalt unter 
der Name: Lo Spasimo di Sicilia. ' Oelg. a. Lwd., h. 3,21. br. 2,34." 

Una copia di Miguel Chiabrera del 1700 si trova in Messico; una del Vermay si trova a Cuba. Un'altra fu fatta da Juan Antonio Ribeira nel 1802 in occasione di un concorso bandito dall'Accademia di san Fernando.



copia Wellington Apsley House

Una copia dello Spasimo che fu fatta in Francia tra il 1813 e il 1822, commissionata dal duca di Wellington a Bonnemaison, attualmente esposta a Londra nella  Apsley House, misura 311 x 223 cm, ricalca quella del Prado. Quello che appare strano è che sia di dimensioni inferiori, mentre venne descritta come perfettamente uguale all'originale che è 318 x 229. 
Waagen, ‘ Treasures ' . 274: — “ My attention was here attracted by very interesting copies of the celebrated works of Raphael in Spain, namely the ‘Spasimo de Sicilia,’ thenMadonna with the Fish, the picture called The Pearl, and The Visitation, all of which the Duke [of Wellington] caused to be copied of the size of the originals, while they were at Paris.”

Ferol Bonnemaison fornisce della copia queste misure leggermente più piccole della copia Wellington:  (After Raphael.) LO SPASIMO DI SICILIA, or CHRIST BEARING THE CROSS. Canvas. 1 22 x 87 f in. (304,8 x 220,98 cm)



Le sue condizioni sono definite precarie perché la tela è distaccata dal telaio e risulta piuttosto danneggiata. Un'altra peculiarità di questa copia è che non sembra essere stata eseguita su tela, in quanto si nota una striscia verticale che percorre tutto il dipinto, chiaro segno di distacco tra una tavola e l'altra. All'epoca le tavole erano composte da diverse assi verticali tenute insieme le quali, col tempo, deformandosi, lasciavano intravedere il punto d'unione. Se il dipinto del Wellington fosse stato in origine dipinto su tavola trasportato in seguito su tela, sarebbero lecito sospettare che sia uno degli originali usciti dalla bottega.
 In una lettera del 9 febbraio 1814 scritta al duca di Wellington dal fratello, antiquario ed esperto d'arte che stilò un inventario delle opere inviate a Londra, cosi si esprime: "… a most valuable collection of pictures, one of which you could not have conceived... ". Che questo dipinto di grande valore fosse proprio lo Spasimo? Sarebbe quindi opportuno verificare questa ipotesi anche se azzardata.

Un'altra copia risultava a  Blaise Castel residenza del signor Harford, "...avvi una copia libera in tela della grandezza dell'originale. Questa copia non manca di energia, ma evidentemente non è lavoro eseguito tutto da una sola mano : la parte migliore, che è quella a destra, ricorda il fare dei seguaci di Raffaello, mentre il rimanente è eseguito da una mano meno abile. Si riconosce che la testa del Cristo, dopo essere stata tagliata dal quadro, vi fu rimessa.La pittura inoltre ha subito alcuni restauri ed è alterata dal ridipinto. Ci fu detto che provenisse dalla Sicilia." 

Di questa copia  non ho trovato traccia, il fatto che provenisse dalla Sicilia risulta alquanto interessante e merita ulteriori indagini

COPIE IN ITALIA








A Formia in Sant' Erasmo vi è una copia coeva di fattura mediocre che non è fedele.


copia museo Diocesano di  Caltanissetta
A Caltanissetta si trova un'altra copia coeva nel Museo Vescovile, della quale tanto si è parlato in passato perché creduta un’opera originale in quanto riporta la firma RAPHAEL VRBINAS. Le sue misure sono di 128 x 92 cm e riprende altre copie dislocate in Sicilia. 

Copia dello  Spasimo - Zoppo di Gangi -
Juan de Matta
           Del 1524 è la copia del De Matta, pittore spagnolo che si trova a Polizzi Generosa. Sarebbe forse la prima copia eseguita.Da notare la giusta dislocazione dello sfondo che non inquadra il monte Calvario, come è giusto ch sia.San Giovanni è sostituito da una Pia Donna.



Oratorio delle Dame Palermo



"Nell’elegante Oratorio della Ficarella si ossevano dieci quadri della Passione, lavorati col Brunetti, palermitano, pittore di buon gusto. Non son punto originali, ma eccellenti copie su celebri artisti, tra cui lo Spasimo del Sanzio sempre dal lascito Belmonte, oggi custodita presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis; “il bozzetto dello Spasimo, attribuito a Raffaello”, che Meli descrive invece come “una copietta ben fatta di valoroso artefice siciliano del 16° secolo”

"A Palermo nella Regia Università degli studi  - Ritornando pel corridojo dei gessi, si visiti prima di uscirne la stanza a destra, sulla porta della quale di fuori si vede un bel trittico, e nell'interno un dittico; ci hanno dei piccoli pregevolissimi dipinti, fra' quali, la stupenda testa di Cristo che spira sulla croce del Correggio, una copia a bozzetto del gran quadro dello Spasimo di Raffaello"

1837  Università di Palermo  " auch ein raphaelischer Umriss der Hinführung Christi nach Golgatha, dessen Original nach Spanien entführtjst, bekannt unter dem Namen spasimo della Sicilia."

"Nel 1512 Cristoforo Guastapani, che assunse la cittadinanza corleonese e vi lavorò a lungo, veniva ingaggiato per dipingere il “cielo” della cappella di San Vincenzo della Chiesa Madre che gli autori identificano con quella successivamente detta dello Spasimo, il cui altare maggiore sarà arricchito da una tela raffigurante proprio lo Spasimo, commissionata a Mariano Paganelli, pittore palermitano abitante a Corleone, nel 1575, che doveva essere “simili alla figura seu quatro de lo Spasimo existente in lo devoto Monasterio di li frati di Santa Maria di Monte Oliveto” di Palermo."




San Lorenzo Genova


 A Genova risultava nell'inventario settecentesco della collezione di Palazzo Fosca una copia dello Spasimo risalente al 1526. Alla stessa data dovrebbe corrispondere la copia presente nel duomo di san Lorenzo sempre a Genova. Anche nel Savonese sono state rintracciate alcune copie simili tra loro.

"Nel duomo di Albenga ove un quadro figuratovi cristo tratto al calvario bella copia dell'insigne tavola detta lo spasimo di Palermo"
Le copie liguri corrispondono sommariamente a quelle siciliane, ma non alla tavola del Prado. Le braccia della Vergine sono decisamente più lunghe, e sproporzionate, il colori delle vesti sono più scuri, le espressioni dei volti quasi caricaturali.
Dipinto su vetro


Bassano o scuola
                               


Bassano

Ispirato allo Spasimo questo dipinto del Bassano ci restituisce una Madonna con le vesti di una monaca.


Garofolo



Cosimo Daddi


Domo Doni



Giandomenico Catalano


Luca Giordano

Antonello de Crescenzio cm 350 x 230

Tornando in Sicilia, troviamo due copie del Crescenzio e della sua scuola, databili rispettivamente 1536 e 1538. Sono decisamente diverse dal presunto originale e molto simili alla tavola di Caltanissetta. L'originalità risiede nella testa di Medusa (o Gorgona) all'interno dello scudo del soldato posto al centro, chiaro riferimento alla Sicilia, della quale la Gorgona è l'emblema, è forse anche questo è un monito agli occupanti spagnoli. Un'altra peculiarità della copia del Crescenzio è la scritta SPQR sullo stendardo scritta in ambo i sensi. Da notare le dimensioni superiori a quello del Prado.


Copia esistente in Lombrdia


Questa copia ricorda lo stile dello Spasimo del de Crescenzio.

Pinacoteca Musà Sassari
Troviamo un'altra copia coeva a Sassari, nella quale il Cristo è vestito di bianco e la Vergine di rosa e blu. Il Cristo ha la corda attorno al collo anziché attorno alla vita, non c'è traccia delle croci, forse perchè sullo sfondo non c'è il Calvario. Il paesaggio sembra immerso in una tempesta come a sottolineare il forte pathos dell'evento. 



Polidoro Caldara

Polidoro Caldara
Polidoro da Caravaggio, allievo di Raffaello, attorno al 1530 ne fa delle copie piuttosto rielaborate, in queste appare la Veronica



                                      Jacopo Vignerio Catania
Nel 1541 Jacopo Vignerio ne esegue una splendida copia che si trova nella chiesa di Catania di San Francesco e l'Immacolata. La sua peculiarità è quella di essere speculare all'originale, l'immagine è quindi rovesciata, forse si voleva indicare una diversa direzione presa dalla processione. Nessun sguardo si incrocia, ognuno sembra essere concentrato su qualcosa che sta oltre la scena.



Collesano copia Marco la Vecchia


Sempre in Sicilia, a Collesano, una copia del pittore polizzano Marco La Vecchia risalente al 1550, misura 310 x 225 cm. Il braccio del Cireneo e quello di Cristo sono quasi sulla stessa linea, l'espressione di quest'ultimo è più serena, la corda passa all'altezza del suo collo, come nella copia di Sassari. Le braccia della Madonna sono lunghe e sproporzionate, essa indossa una veste rosa, è assente il monte Calvario e non appare alcuna lancia. L'armatura del cavaliere è  color argento e la veste del Cireneo è verde. Lo scudo al centro è rosso senza istoriazioni.


copia del Fondulli

 E' del 1574 la copia del cremonese Gian Paolo Fondulli che si trova nella chiesa monumentale di san Domenico in Castelvetrano, simile a quella del Prado, è particolarmente bella e denota un certo gusto cromatico   che rimanda  a Raffaello. Sulla pietra nella stessa posizione appare la firma RAPHAEL VRBINAS INVENTOR IOANNES PAULUS FUNDULLI PICTOR CREMONENSIS 1574 -
 Misura 330 x 230 cm: rispetto alla tavola del Prado è leggermente più grande.Questa sua caratteristica lascia ipotizzare che l'originale fosse più grande di quello attualmente esposto a Madrid. La tavola è listellata sul perimetro, caratteristica di alcuni dipinti di Raffaello. Questa copia ha degli aspetti che mi lasciano perplessa: se la confrontiamo con lo stile del Fondulli facciamo fatica a credere che questa sia opera sua, ma di chi potrebbe essere? Confesso che per un attimo ho sospettato che fosse proprio del nostro Raffaello o della sua bottega.

Giuseppe Salerno

Nello Spasimo di Giuseppe Salerno del 1612, si notano due monache nelle vesti della Madonna e della Veronica: i due volti sono simili, forse un omaggio alle due sorelle gemelle Eulalia e Brigida di Diana che, secondo alcune fonti, erano state le fondatrici del convento di Monte Oliveto. Notiamo ancora in questo dipinto che sul monte appare una sola croce, vi è un solo albero, sono sparite le lance e solo il Cristo e la Madonna hanno l'aureola. Il Cireneo indossa dei buffi stivali poco compatibili con l'abbigliamento dell'epoca. Curioso anche il copricapo del soldato con la lancia.



Giuseppe Sirena

Il 26 marzo 1578, Juan de Cardona, viceré di Sicilia, come ho già accennato, invia una lettera al re di Spagna nella quale lo avvisa di aver provveduto a far eseguire una copia dello Spasimo da un abile pittore locale(probabilmente Giuseppe Sirena), per potergliela inviare come omaggio. 
Il Passavant ricorda nella città di Catania, "........una bella copia (che da Bonfiglio e Costanzo era indicata come l'opera originale) fatta da Deodato Guinacci scolare di Polidoro da Caravaggio, la quale era nella chiesa della santissima Annunziata." Anche di questa non ho trovato altre notizie, il fatto che fosse da alcuni indicato come l'originale mi ha molto incuriosito.
Del 1608 è una copia di Nicolò Mirabella. Un'altra opera seicentesca, facente parte di una Via Crucis, è stata scoperta recentemente a Trapani: è di buona fattura e assomiglia a quella di Caltanissetta.



Giuseppe Tomasi

Ancora in Sicilia abbiamo una copia di Joseph Tomasi del 1643, un'altra di Francesco Militello attorno alla metà del 1600. 

                         Copia in San Giorgio in Kemonia
 Nel 1661 fu fatta una copia per i monaci di Monte Oliveto da sostituire con lo Spasimo inviato in Spagna che viene identificata con quella ormai malconcia che si trova in san Giorgio in Kemonia.
In realtà risulta che la copia eseguita al tempo fosse di ridotte dimensioni. 
Alcuni autori attribuiscono l'esecuzione della copia allo Spagnoletto.
A Palermo  in San Giorgio : "nell’ opposto lato , e dirimpetto a questa cappella corrisponde quella dello spasimo di Maria , ed il quadro è copia fatta dallo Spagnoletto dall’ originale di Raffaello di Urbino , che fu trasportato in Spagna, come si disse, e che ritrovasi nell’ Escuriale."

"fatta diversione verso la piazza della Pinta, vista più oltre la chiesa di San Giovanni degli Eremiti fondata da re Ruggiero e bellissima costruzione a cupole basse, di carattere arabo, così che pare una moschea convertita in tempio cristiano; vista anche la chiesa di San Benedetto di Monte Oliveto, dove si custodisce una copia dello "Spasimo di Maria", di Raffaello, eseguita dallo Spagnoletto " 

Elementi utili per un confronto con il presunto originale del Prado potrebbero emergere dalla copia dello Spasimo eseguita nel 1628 dal siciliano Paolo Geraci. Dal contratto stipulato nel 1627, si nota come il committente desiderasse avere una copia perfettamente identica all'originale: "Paulus de Geraci pictor promisit  copiarci il quatro del Signore con la croce in collo dello Spasimo nel convento di Santo Spiritu, cioè il quatro principale nell'altare maggiore di detta Ecclesia, facto per Raffaele da Urbino e questo di istessa grandezza, figura, delle proprie grandezze e coluri, come lo detto quatro se ne trova et che habbia di essere simile dell'istessa qualità che quello è". 
Purtroppo non sono ancora riuscita a rintracciare questo dipinto, dal quale avrei potuto ricavare preziose informazioni per valutare l'autenticità della tela del Prado.


Pierfrancesco Ferrasiti
Pierfrancesco Ferrasiti ne fa una copia in un affresco a Salemi nel 1667.




Borgheggiano
Raffaello Politi 1808

Un'altra copia viene documentata in Italia acquistata da Ingres - James P Walker -  1860 : Spasimo . "Le célèbre peintre français U. Ingres en possède aussi une très-bonne copie ancienne , achetée en Italie il y a quarante ans."



Maiolica coeva


Maiolica - Carlo Urbino

Del 1525 è una maiolica di Carlo d'Urbino, nella quale, al posto del soldato al centro con lo scudo, troviamo la figura della dea Minerva che impugna la lancia. Questa lancia divide in due la scena ed ha la valenza dell'axis mundi. Si potrebbe attribuire alla presenza di Minerva un monito da parte dei siciliani nei confronti dell'occupazione spagnola.


DISEGNI




Disegno preparatorio?



Disegno prearatorio ?


                                                              Disegno Preparatorio

Sorprende il fatto che, salvo tre piccoli disegni, non ci siano pervenuti altri bozzetti preparatori o cartoni di un quadro come lo Spasimo tanto importante  ed in seguito tanto ambito. Raffaello era solito lavorare con accanimento sui disegni preparatori, cercando tutte le soluzioni possibili per raggiungere l'idea. Nel suo Dialogo della pittura del 1557, Ludovico Dolce scrive a proposito del pittore: "[...] non si deve contentare di una sola ma più invenzioni e poi fare iscelta di quella che meglio riesce [...] come soleva Raffaello il quale fu tanto ricco di invenzione, che faceva sempre a quattro, a sei modi differenti l'uno dall'altro, una istoria, e tutti avevano gratia e stavano bene […]". Forse i bozzetti furono fatti sparire perché di contenuto scomodo.



Bozzetto Louvre

A Parigi nel museo del Louvre si trova un bozzetto coevo che potrebbe essere servito per l'esecuzione dell'originale,  non assomiglia al dipinto del Prado e ricorda lo stile di Giulio Romano.



Disegno - Albertina -


Disegno Peter von Hess



Disegno Museo Ingres Montauban



Disegno da Giulio Romano


E' molto interessante questo disegno coevo perchè riporta vari elementi iconografici simili a quelli dello Spasimo come avrebbe potuto essere all'epoca. La X della croce è molto evidenziata e sappiamo che ha vari riferimenti simbolici, la testa del Cireneo, alias Giuseppe d'Arimatea, come vedremo in seguito, posta al centro della X assieme alla testa del Cristo, sta ad indicare una intesa sospetta: padre e figlio? Il gesto delle braccia del Cireneo ricordano il Trischele. Il volto della Vergine ha una smorfia drammatica . L'abbigliamento dei soldati non è tipicamente romano.Tutti i personaggi sono a piedi nudi. E' presente la Veronica come nella descrizione del Vasari. L'intera composizione sembra seguire il ritmo di una danza.
LE INCISIONI
Riguardo alle incisioni dello Spasimo, furono numerosi gli autori dopo il Veneziano e Marcantonio Raimondi.: fra questi ricordiamo Domenico Cunego nel 1781, Caledonio Nicolas de Arce nel 1789 e David Tenier nel 1795, tutte più o meno simili alla tavola del Prado. Del 1808 è l'incisone di Ferdinando Selma, decisamente diversa dall'originale: lo sviluppo è più verticale, il volto della Madonna è più sofferente, gli altri personaggi sembrano caricaturali. C'è da chiedersi nuovamente a quale dipinto sia fosse ispirato il Selma poco prima che questo fosse inviato in Francia come bottino di guerra. L'incisione più famosa è quella del Toschi del 1832: è decisamente molto bella e fedele al dipinto del Prado. Il disegno del Toschi fu effettuato nella bottega di restauro del Bonnemaison a Parigi prima del 1819, quando il dipinto non era ancora stato definitivamente restaurato.

Agostino Veneziano

Stephane  Marescialle


Incisione Bonnemaison

Papier peint XVII secolo
Anonimo
Anonimo
Anonimo

Toschi


Franz Seraph



Cunego - 1781 -





Selma - 1808 -


RIFERIMENTI

Porzioni di vetrata copia dello Spasimo

Andrea Briosco detto il Riccio circa 1510


                                                                              Andrea Briosco 


E' curioso il fatto che il Briosco abbia prodotto una placchetta simile allo Spasimo in tempi precedenti all'esecuzione della tavola di Raffaello. Pare che Raffaello abbia preso spunto anche dalla deposizione del Briosco  per la Pala Baglioni. Sarebbe opportuno un approfondimento.




IL RAME



Copia Spasimo su rame collezione privata










































INDIZI

Lo Spasimo del Prado viene cosi descritto dal Cavalcaselle:" prima che fosse trasportato su tela vi erano cinque fessure che sono ancora visibili, vi erano diverse abrasioni ricoperte con ritocchi, altre parti non sono pulite uniformemente e il dipinto non risulta più armonioso. Le parti più rovinate sono il cielo e il portone, mentre la tunica del Cristo è stata ridipinta di nero"...."Prima che la pittura fosse trasportata in tela (il che avvenne a Parigi) la tavola aveva cinque fenditure verticali. I segni di questo fenditure sono tuttora visibili: la prima corre attraverso la figura della Vergine ; la seconda attraversa obliquamente la figura a cavallo (in vicinanza al Centurione), e scendendo taglia in due la figura della Maria in piedi e parte della figura della Maddalena e va sino alla testa della Vergine ; la terza passa sulla faccia del soldato collo scudo e sulla croce, mentre scende a traverso al Cristo ; la quarta dall' alto scende e taglia in due la testa ed il collo del Cireneo; la quinta passa sullo stendardo e sul braccio del guerriero da cui esso è portato , e scende sulla testa della guardia colla lancia, rivolta al Cristo, poi sulla mano destra del Cireneo, e va quindi a tagliare in due le gambe del carnefice che sta sul davanti, e tira la corda colla quale il Cristo è legato."

Dal recente restauro eseguito sullo Spasimo risultano più di 5 fessure, almeno 6 o 7, il chè farebbe presupporre che non sia lo stesso dipinto di cui parla il Cavalcaselle. Continuando a leggere la descrizione si rimane sconcertati. "siamo rimasti sorpresi che una tal cosa cosi dipinta male, che sembra coperta di polvere di mattone, i cui volti sono delle smorfie, potesse portare il nome di Raffaello, è impossibile pronunciare il suo nome davanti ad esso. Questo quadro non può essere stato dipinto da Raffaello, è impossibile che lo abbia firmato. In ogni linea può scorger che è un falso, in ogni colore che è una burla..." 
Ancora una volta spunta un elemento che porta a far dubitare sull'originalità dello Spasimo del Prado.




SU TELA O SU TAVOLA ?

Interessante il documento in cui si fa riferimento allo Spasimo trasferito in Spagna, eseguito su tela anzi che su tavola tavola: "...la profesora Gérard ha demostrado documentalmente que ya se encontraba en dicho lugar el 21 de noviembre de 1661, (1983, p. 280 (F)). En una curiosa "Descripción/ del Majestuoso/ aparato, con que se celebró el Bautismo del Principe Don Carlos Joseph, nuestro señor (que Dios guarde) el Lunes 21 de Noviembre de 1661"  se dice: " Prevínose la Capilla Real de Palacio ... con la Tapicerías del Apocalpysis;..., cuyo altar estava luzido, y alajado, campeando las admirables pinturas de su Retablo, que contienen la creación de nuestros primeros Padres en el Parayso. Estava pendiente, al lado del Altar, vn hermosissimo lienzo traido de la Ciudad de Palermo, a instancia del Rey nuestro Señor (que es dibuxo del nueuo Apeles de estos tiempos Rafael Urbino) en que esta figurado Christo, Señor nuestro, caido en tierra, llevando la Cruz a cuestas; a quien saliendo la Virgen al encuentro (acompañado de San Juan, y las tres Marias) quedó admirada de ver a su preciosissimo Hijo; y esto tan al vino, y con tanta perfeccion que le dió su Artifice nombre de Admiracion de la Virgen y Pasmo del Mundo."

In occasione dell'esecuzione della cornice effettuata da Ratés  "Se decidió aumentar un pie de ancho y alto el lienzo y se pagó la modifi cación del marco a Ratés, más tarjetas y cartelas en vez de argollones y aros como demasías en 595 reales más. El dorado de éstas, de la cornisa, que se talló fi nalmente, y del bisel, dio a Gandía 300 reales más, aunque cayó enfermo y lo acabaron sus ofi ciales. Percibió otros 777 reales por la restauración y añadidos del lienzo, traza del marco y de unas arañas; el pintor Juan Pérez tasó todo en 6712 reales Las coincidencias con el ornato recién acabado del Pasmo son evidentes en cuanto a artífi ces, y perspectivas para el Pasmo perduró hasta 1700, en que fue sustituido por un retablo de pórfi do venido de Italia".

Il dubbio che il dipinto dello Spasimo fosse su tela era sorto anche quando si trattò di esporre i dipinti dl Mengs.
"Gracias al mencionad o Ratti, cuy o trato frecuent ó Mengs durant e su prime regreso a Italia, no se llega la noticia de que originariamente se pensó en ese Descendimiento para formar pareja frontera con la Caída en el camino del Calvario de Rafael. Partiendo de quel lugar previsto para ello era el dormitorio, sólo podría haberse considerado a tal fin los muros norte y sur. Las medida s de ambo s cuadros , ligeramente diferentes,apena s estorbaban a esa solución; algo más , acaso, que el cuadro de Rafael fue ­
se lienzo, y el de Mengs , tabla de caoba."

"Habiéndome manifestado D. Pedro Labrador el estado en que se hallan los famosos cuadros de Rafael conocidos con los nombres de La Perla El Pasmo y La Madona del pez y otros, pertenecientes al Rey N. S., y que habían sido extraídos de España en los últimos tiempos de la dominación enemiga, pasé a verlos, en compañía del mismo D. Pedro Labrador, a casa del pintor Bonnemaison, que es en la que se hallan. No puedo ponderar bastante a V. E. la sensación desagradable que produjo en mí el ver el estado en que en la actualidad se encuentran estos preciosos testimonios del arte de la pintura, que en otro tiempo había admirado en toda su belleza.  y son ios de peor estado, tienen desquebrajada toda la costra de la pintura que los forma, y sólo se sostienen con el auxilio de una gasa que se les ha colocado encima y los cubre en su mayor parte. Así éstos como aquéllos, se me ha asegurado por D. Pedro Labrador y por el mismo pintor, que pueden ser restablecidos al estado que tenían en un principio, por medio de una operación ingeniosa y conocida aquí en el día, cual es la de trasladarlos a otro lienzo"


 l'espressione "a otro lienzo" potrebbe suggerire che il dipinto fosse in origine su tela.


Lo stesso Quatremère de Quency coì si esprime parlando dello Spasimo:
 "Transporté depuis à Paris, par l'effet de la guerre de 1810, il a été remis sur toile en 1816, et est enfin retourné en Espagne."Si parla di rimetterlo su tela come era in origine?

C'è da chiedersi se sia stato preso un abbaglio o se il dipinto dello Spasimo spedito in Spagna fosse stato veramente su tela, il chè aprirebbe uno scenario nuovo e confermerebbe le mie ipotesi che il dipinto sia stato più volte oggetto di contraffazione.

LE MISURE DELLO SPASIMO

Dall'inventario dei dipinti presenti all'Alcazar nel 1668 : "en la capilla Real sive un quadro en tabla de quatro varas de alto y tres de ancho con lo marco negro y adornos de oro en que etsa pintado Cristo nr.o Senor con la crux camino del Calvario con nr.a Senora, san Juan y las Marias y la turba y ministraos de las Judas original de mano de Rafael de Urbina que por su primor y grandeza llaman el Pasmo y lo izo traer el Rey nr.o senor Don Phelipe quarto del Reyno de Sicilia y se coloco en la Capilla Real al ano 1663."



La vara è una antica misura spagnola che corrisponde a cm 83,59, la tavola quindi sarebbe stata all'incirca 335 x 251 cm. Se poi vogliamo essere più precisi la vara di Madrid corrispondeva a 84,3 cm, quindi la tavola poteva essere 337,2 x 252,9 cm, lo Spasimo del Prado misura 318 x 229. 
La seguente cronaca  documentata da  G. ROSCALES OLEA ci porta a dubitare delle reali misure della tavola pervenuta in Spagna nel 1661. In essa si tratta della prima cornice dello Spasimo effettuata da Josè Rates, dalla quale risulterebbe che si sia intervenuti sul dipinto allargandolo sui lati di circa 14 cm: " el 21 de noviembre de 1661. Para enmarcarlo se realiza una cornisa de gran riqueza, adornada con festones, frutas, ángeles, rematada por el escudo y la cornisa real sostenidas por águilas, realizada por José Rates y se acompañó de pinturas flamencas e italianas. - Gandía y Ratés contrataron el 24 de enero de 1662, con traza del primero, el retablo citado del Cristo en el Caballero de Gracia. Tenía que hacer Ratés para esta pintura de cuatro por tres varas un tablero, dos cartelas que recibieran el marco de dos pies de ancho y una cornisa de un pie y cuarto de alto, todo adornado, de pino y dado de negro de manera que pareciera ébano. El tablero lo daría en seis días y lo demás en veinte, asentándolo en ocho más. Según labrara las piezas las daría a Gandía para su dorado, para el que disponía éste de 24 días. El escultor cobraría 1800 reales y el pintor 500. Se decidió aumentar un pie de ancho y alto el lienzo y se pagó la modifi cación del marco a Ratés, más tarjetas y cartelas en vez de argollones y aros como demasías en 595 reales más. El dorado de éstas, de la cornisa, que se talló fi nalmente, y del bisel, dio a Gandía 300 reales más, aunque cayó enfermo y lo acabaron sus ofi ciales. Percibió otros 777 reales por la restauración y añadidos del lienzo, traza del marco y de unas arañas; el pintor Juan Pérez tasó todo en 6712 reales Las coincidencias con el ornato recién acabado del Pasmo son evidentes en cuanto a artífi ces, y perspectivas para el Pasmo perduró hasta 1700, en que fue sustituido por un retablo de pórfi do venido de Italia."

Le misure originali del dipinto inviato in Spagna avrebbero potuto quindi corrispondere, togliendo  14 cm per lato, a circa a 320,2 x 238,9 cm. 


Mettendo a confronto la recente ricostruzione della cornice marmorea originale effettuata dal Cagini con il bozzetto per la cornice dello Spasimo di Herrera Barnuevo per la cappella dell'Alcazar potremo notare che hanno dimensioni differenti e quella del Cagini è più sviluppata in altezza. 


Ricostruzione dell'altare del Cagini

Bozzetto per la cornice di Herrera Barnuevo
Nell'inventario del 1686 viene così descritta: Para tan magno acontecimiento se colocará el recién adquirido Pasmo de Sicilia con un sencillo marco de pino blanco y peral dado de negro, el cual será sustituído en 1663 por una gran moldura que diera mayor relevancia y empaque al cuadro. Éste tenía “dos palmos de ancho en medio de la qual por toda ella hay un festón de flores y frutas y en los angulos y medios unas tarjetas donde asientan seraphines de todo relieve, salen del feston dos movimientos uno a la parte de adentro con alquitrane, corona, obalos y filete; otro a la parte exterior con entalle de hojas y tarjetilas, al cabo recibe un pedestal q resalta con cartelones y en ello seraphines; todo este compuesto se recibe en mensuras triangulares sin basa y en lo alto hay una corona con dos frontispicios q convertidos en cornucopias recivç dos Angeles y una tarjetta adornada de festones y frutas para repisa de las armas reales q se ven sustentadas de las Aguilas del imperio y conprehendido todo en un obalo circular que hace admirable la prospetiva”. 

Nel 1829 viene inventariato al Prado con le seguenti misure cm. 322 x 232,7. Se ne deduce che lo Spasimo inventariato nel 1821 probabilmente non era lo stesso inventariato nel 1829, data la differenza nelle misure. 

Don Pedro de Madrazo , curatore degli inventari reali  fa figurare la tavola dello Spasimo nel 1843 con il numero di inventario  784 : " 11 pies, 4 pulg. x 8 pies, 3 pulg (cm. 319,21 x 233) e, in seguito con il n.366.—Caida de Jesucristo llevando la cruz; cuadro conocido con el nombre de EL PASMO DE SICILIA.Alto 3,00. Ancho 2,30." Mentre con lo stesso numero di inventario  in una pubblicazione del 1900 viene rilevata una misura leggermente diversa -

 The Great Masters in Painting and Sculpture - pubblicato da G. C. Williamson MADRID, PRADO MUSEUM:" Lo SPASIMO DI SICILIA (366). 10 ft. 7 in. x 7 ft. 8 in. cm. 322 x 233."
C'è da chiedersi se si tratti dello stesso dipinto.
Il Cavalcaselle: Madrid, Museo n. 366. Lo «Spasimo.» Tavola trasportata su tela. Misura piedi 9 e 11 per piedi 7 e 2 .
1885 Champlin- Cyclopedia of Painters and Paintings -: "Spasimo di Sicilia Raphael, Madrid  Museum ; wood transferred to canvas, H. 9  ft 10 in. x 7 ft. 6 in.  cm 299,72 x 228,60 Christ, on the way to Calvary, has sunk under the weight of the cross, which Simon of Cyrene offers to carry " 

 Le misure attribuite allo Spasimo nell'arco dei secoli non sempre collimano e questo la dice lunga  sulla sua autenticità.

LA SOSTITUZIONE

Come abbiamo potuto constatare, ci furono delle occasioni il cui il dipinto originale di Raffaello inviato a Palermo avrebbe potuto essere sostituito. La prima all'epoca del naufragio e del rinvenimento presso Genova, quando la tavola potrebbe essere stata riprodotta a Roma perché creduta persa tra i flutti. Probabilmente una copia fu fatta anche da Giulio Romano che aveva duplicato diverse opere del maestro. La tavola approdata a Genova sicuramente vi rimase per un certo lasso di tempo perché molte furono le copie effettuate in Liguria prima dell' invio del cosiddetto originale a Palermo. Queste copie non riflettono l'incisione eseguita dal Veneziano nel 1517, né la tavola del Prado. Si può formulare  l'ipotesi che a Palermo fu inviata una copia e dell'originale approdato a Genova si siano perse le tracce. Anche alcune copie che furono prodotte in Sicilia nell'arco del 1500 e del 1600 non corrispondono alla tavola del Prado quindi devono essersi ispirate ad un altro dipinto.  La envió don Juan de Cardona en 1578; documentado por D. GARCÍA CUETO, Op. cit., p. 148. Ha de ser la que figura en el Palacio del Buen Retiro según los inventarios reales de 1772 y 1789. Di questa copia però si sono perse le tracce e può darsi che sia stata spacciata in seguito per l'originale.
Ma l'ipotesi più plausibile è che la sostituzione fosse avvenuta nel 1661 in occasione della cessione della tavola a Filippo IV di Spagna, molto osteggiata dai monaci Olivetani. Come ho già detto, in quell'occasione ne fu fatta una copia da un pittore non ben identificato e quindi potrebbe essere stata sostituita con l'originale da inviare in Spagna. Ad avvalorare la tesi della sostituzione con una copia fatta all'epoca del suo invio in Spagna è quanto si ricava dal testo: Das Tagebuch des Paul Fréart de Chantelou über den Aufenthalt Gianlorenzo Bernini am Hof Ludwig XIV Herausgegeben von Pablo Schneider und Philipp Zitzlsperger:
"… A pranzo raccontò di un Raffaello posseduto dai Padri Maroniti a Roma. Varie volte si era cercato di convincere i Padri a mettere il quadro in vendita, ma essi non vollero mai. Tenevano dunque il quadro nascosto, in modo che nessuno potesse vederlo. Infine il Cardinale ottenne dal capo dell’ordine l'autorizzazione per poter approfondire la questione e chiese al Cavaliere, (il Bernini) di occuparsi della trattativa sul prezzo e di dare la sua opinione a riguardo. Quando il Cavaliere esaminò questo dipinto così avvolto dal mistero si accorse che si trattava di una brutta copia. Egli disse dunque ai padri che avevano nascosto il quadro per dei buoni motivi che dovevano continuare a tenerlo celato. Quindi se ne andò e riferì al Cardinale ciò che era successo. Dissi al Cavaliere che tre o quattro anni prima l’Imperatrice Madre si era interessata a un Raffaello che, a quel tempo, l’Imperatore di Spagna voleva importare dalla Sicilia. Se il piano fosse fallito avrebbe creato un grande scompiglio tra la popolazione. L’ Abate Butti disse che, nonostante tutto, ricevette infine l’Imperatore il quadro, poiché egli aveva scambiato l’originale con una copia." Si trattava di un dipinto del Cristo che porta la croce.

Questo resoconto è decisamente illuminante sul prestigio che volevano acquisire i regnanti ad ogni costo procacciandosi famose opere d'arte. Se corrispondesse al vero questa vicenda spazzerebbe via ogni ulteriore dubbio sulla non autenticità del dipinto del Prado.

Nel 1668/9, come ho già riferito, Cosimo III de Medici compie un viaggio in Spagna e Portogallo, nella cronaca di tale Tour si legge che il Medici visitando la cappella reale dell'Alcazar vide lo Spasimo è così commentò: "...La Capilla es de lo mas vulgar, exceptuando la tabla del altar donde hay in Cristo que leva la crux al Calvario, obra de las mas celebras de Rafael, cuye transporte de Sicilia a Espana fue ocasion de extraneos movimientos en aquel reino." In seguito quest'ultima frase fu eliminate dai diari. Ciò conferma  gli strani movimenti operati dal re Filippo IV di Spagna o da chi per lui per l'acquisizione dello Spasimo.
La presenza documentata in contemporanea all'Alcazar e all'Escorial di una tavola dello Spasimo di Raffaello, lascia intuire che possa essere avvenuto in seguito uno scambio tra le due.

Ma il momento più critico che attraversò il dipinto fu durante l'occupazione francese. Nel 1810 lo Spasimo fu acquisito, come ho già accennato, da parte di Giuseppe Bonaparte come bottino di guerra da inviare in Francia. Fu poi intercettato dagli Inglesi durante la battaglia di Vitoria il 21 giugno 1813, battaglia nella quale gli inglesi, capitanati dal duca di Wellington, sconfissero i francesi e requisirono l'ingente bottino di opere d'arte, e, fra queste lo Spasimo, che si dice fosse stato spedito in Inghilterra. 
Ma un'altra cronaca afferma che lo Spasimo, assieme ad altre preziose opere di Raffaello fosse rimasto nella mani di Giuseppe Bonaparte ed inviato segretamente a Parigi. 
Durante l'invasione napoleonica in Spagna del 1808, fu incaricato un certo Frederic Quilliet, commissario delle Belle Arti francese, di selezionare ed inventariare le opere d'arte da spedire a Parigi. Gli furono affiancati alcuni esperti spagnoli i quali cercarono di confondere le acque inserendo nella spedizione opere mediocri piuttosto che i veri capolavori. E' quindi plausibile che lo Spasimo sia stato trattenuto o abbia quindi preso altre strade. 

Nel 1809 viene così descritto: " Neuer Palaft in Madrid. „Das sogenannte Spafmo di Sicilia. Ein grosses Bild, mit dcm alle Figuren naturliche Grosse haben. ........Trauer über den Schmerz der Mutter aus, welche um zwey Schritte hinter ihm auf die Kniee gesunken dem Sohn beide Arme zustreckt. Sie ist so wie Christus grau gekleidet, ein weisses Tuch umschliesst den Hals unter dem Kinn ..... Johannes, roth gekleidet...........Hinter dieser Figur steht ein Jüngling grün gekleidet mit hellbraunem Haar und schaut nach Christus. Hinter Johannes steht ein jugendliches Weib, die ihre gefalteten Hände gegen die rechte Wange hält und nach Christus schaut..................... Ihm zunächst um ein Weniges zurück steht ein anderer Soldat, der den Kopf neigt, um nach Christus niederzusehen, in der Rechten einen langen Speer trägt, und mit der Linken unter des ersten Soldaten rechtem Arme durchfallt, uin das schwere Kreuz, das dieser unterstützt, auf des Dulders Schulter aufzudrücken."
Nella descrizione la Madonna ed il Cristo indossano vesti grigie, san Giovanni è vestito di rosso, e la pia donna dietro di lui di verde, con capelli castano chiari. A quanto pare niente a che vedere con lo Spasimo del Prado.
Prosper Merimè gli attribuisce un numero di catalogo che non risulta al Prado, in oltre descrive una tavola con colori simili al mattone e  con dei volti grotteschi. Prosper Merimée 1829 : " Cest le fameux  Spasimo di Sicilia No 301 du catalogue actuel, appelé le Spasimo (ou Pasmo  en espagnol) di Sicilia, parce que ce tableau se trouvait  jadis à Palerme, dans un couvent d'Olivétains, Santa  Maria dello Spasimo. Ces religieux firent présent du tableau au roi Philippe IV.  Il figura sur la liste annexe au décret du 20 décembre  1809, donnant Ténumération de cinquante tableaux qui  devaient être envoyés à l'Empereur pour le Musée Napoléon. On ordonne à tous les étrangers de s'extasier devant un tableau de Raphaël, couleur de briques, qui représente Jésus-Christ portant sa croix. C'est le fameux Spasimo di Sicilia que l'on a vu à Paris, où il fut restauré. Pour moi, j'avoue que ce tableau ne m'a plu nullement. La plupart des figures grimacent."

Il  marchese de Custine sembra dare per scontato che si trovasse all'Accademia di san Fernando e che quando lo vide a Parigi nel 1814 nello studio del Bonnemaison, godesse di migliore salute.
"1814 28 de agosto. Se entregan al abogado de la Embajada española en París, Mr. Roux, los cuadros que habían sido escondidos por José Bonaparte en varios pueblos franceses, entre los que se encontraban Sagrada Familia, llamada «la perla», Caída en el ­camino del Calvario, «el pasmo de Sicilia», La Virgen del pez y La Visitación, de Rafael; Sagrada Familia del pajarito, de Murillo, y la Venus, de Tiziano. El Gobierno español ordena a Mr. Roux que las obras recuperadas sean puestas a buen recaudo y encarga al pintor Francisco Lacoma que analice el estado de conservación de las mismas. Tras examinar las pinturas, Lacoma desaconseja su traslado a España, dado el mal estado en que se encuentran algunas de ellas. A raíz de su informe se inician las gestiones para la restauración de los cuadros. Paralelamente, la comisión imperial de secuestros remite doscientos cincuenta cuadros de los escogidos por Vivant Denon durante su estancia en Madrid, entre los confiscados a los grandes de España y otros partidarios de Fernando VII."


Da una lettera enigmatica inviata dallo scrittore Richard Sharp all'amico fraterno il poeta Samuel Rogers nel 23 agosto 1815, che sembra scritta in codice da quanto è confusa: "E' comprensibile che l'imperatore d'Austria pretenda la restituzione dei dipinti e della statue appartenute ai suoi stati in Italia e che il Papa abbia mandato un ministro per riavere i suoi. I ministri sono giunti qui da tutte le parti di Europa per reclamare le restituzioni. Per caso i piu nobili dipinti spagnoli di Raffaello sono qui. Giuseppe Bonaparte li ha inviati perché fossero restaurati. Il signore presso la cui abitazione li abbiamo potuti vedere dice che il re di Spagna ha chiesto che gli fossero restituiti, ma ma prima devono essere restaurati. Tali dipinti non li ho mai visti... sono chiamati: lo Spasimo, la Madonna del Pesche, la Perla e la Visitazione. Lo scopo di questa informazione e il motivo non puoi che comprenderlo, posso solo aggiungere che la diligenza per Amiens e Calais è stata rapinata... Gli inglesi non sono molto popolari, una caricatura di Wellington con grandi baffi circola... e dovunque si dice che i nostri ufficiali nella galleria hanno regalato alle loro mogli un piccolo Correggio e dei Raffaello, fatto che non crediamo vero... Ho visto un Canova per strada assieme alla Trasfigurazione, il san Geronimo del Domenichino e altri due Raffaello immersi nello sporco che venivano trasportati dai soldati austriaci in una baracca dove sono stato due o tre volte e nella quale vi è una scena di terribile confusione".

Quindi, secondo quanto emerge da questa lettera, nel 1815 i dipinti di Raffaello non si trovavamo nello studio del Bonnamaison, ma erano stati accantonati in pessime condizioni e, regnando il caos, avrebbero potuto essere rubati o sostituiti con copie. 

In  quest'altra cronaca del 1815 i dipinti di Raffaello sarebbero già stati restaurati e pronti ad essere inviati in Spagna,"1815 10 de diciembre. En el acta de la junta ordinaria de la Academia de ese día se hace referencia a los cuadros que han sido restaurados en París antes de ser devueltos a España. Caída en el camino del Calvario, «el pasmo de Sicilia», La Virgen del pez, Sagrada Familia, llamada «la perla», La Visitación y Agnus Dei, de Rafael, han sido trasladados de tabla a lienzo por el célebre restaurador Ferreol Bonnemaison, quien cobró 36 000 francos por su trabajo."

"14 de diciembre. Llegan a Bruselas los trece cajones con las obras de arte procedentes de París. Posteriormente son trasladados a Amberes por Miniussir con una escolta inglesa. Las cajas son depositadas en un almacén de la Casa de la Ciudad, hasta que se embarcan, en la primavera siguiente, en la fragata holandesa Amstel, rumbo a España"

Secondo un'altra cronaca il restauro dello Spasimo fu terminato a febbraio del 1818.

"297-(365)—La Virgen del Pez. Los franceses en 1813 se lo llevaron á París con la Perla, la Visitación y el Pasmo. Los cuatro fueron devueltos expontáneamente por Luis XVIII, quien los puso á disposición de Fernando VII, quedando depositados en casa del abogado del Gonsejo de Estado Mr. Roux. No pudieron venir inmediatamente porque según los inteligentes su mal estado no permitía el viaje, haciéndose necesario para la conservación
pasarlos de la tabla al lienzo. Se discutió mucho respecto de la conveniencia y buen resultado de la operación, realizándose al fin por el dictámen favorable de Ganova y Benvenuti siendo los encargados de realizarla Mr. Hacquin y Bonnemaison. En 15 de Octubre de 1816 estaban ya trasladados al lienzo la Virgen del Pez y la Visitación, que eran los más estropeados porque estuvieron á la intemperie en casa de un negociante de Tours, y se encontraban hinchados como esponjas, sacudiendo hacia fuera el empaste y los colores. A pesar de ello la corte de Baviera los habia querido comprar en quinientos mil francos. La traslación del Pasmo, no pudo terminarse hasta Febrero de 1818. En 2 de Octubre salieron por fin los cuadros en dirección á Madrid. Llegaron á Bayona el 28, y allí tuvieron que derribar parte de la puerta de España, y abonar por su reparo 690 francos y los daños ocasionados á la ciudad, para que pudiera pasar el Pasmo. Entraron en Madrid el 22 de Noviembre de 1818." 

(Extractado de un interesante articulo que el Sr. Marqués de Villaurrutia publicó en Gultura española*1907).
"le Spasme de Sicile ".........elle ne prit fin qu'en février 1818. En octobre 1818, les tableaux reprirent le chemin de l'Espagne."

Dalle varie cronache non risulta chiaro in quale data lo Spasimo sia stato portato in Francia, c'è chi parla del 1809, del  1810 o del 1813, e, tanto meno, quando sia stato restituito alla Spagna.
Ma esiste un'altra storia piuttosto intrigante. Nel settembre 1813, il signor Wallis arrivò in Inghilterra con una parte della collezione proveniente dalla Spagna, della quale non si sa bene come fosse entrato in possesso. Era stato incaricato dal mercante d'arte scozzese William Buchanan di mettere all'asta diverse opere di immenso valore. Wallis scrive una lettera indirizzata ai potenziali acquirenti inglesi, tutti illustri personaggi che ricoprivano importanti cariche di governo. I proprietari dei dipinti, che non vennero  menzionati per sicurezza, avevano deciso che il dipinto dello Spasimo di Raffaello figurasse nella lista dei dipinti da mettere all'asta, occultato sotto il nome di un grande quadro dipinto da Sebastiano del Piombo. "Avendo recentemente ricevuto nelle mie mani alcuni dei dipinti di maggior valore che erano nella collezione del Palazzo Reale di Spagna, ho l'onore di porgervi una lista. I proprietari a cui appartengono sono persone di grande considerazione nel continente, e dato che intendono raggruppare questa collezione in unico lotto, il chè rende difficile trovare un unico compratore, sono obbligato a formulare un piano". Tra i vari dipinti viene menzionato "Sebastiano del Piombo 7.000 ghinee. Il famoso dipinto di questo maestro che si trovava all'Escorial, è che è sempre stato considerato il suo capolavoro, Ha le dimensioni simili più o meno a quelle della Trasfigurazione di Raffaello ed è stato sempre considerato in Spagna alla stregua dello stesso. Questo dipinto in realtà dal punto di vista del valore, e da un Punto di Vista Nazionale è valutato al prezzo richiesto per l'intera collezione. Il signor West è dell'opinione che dovrebbe raggiungere la cifra di 10.000 sterline. Stiamo aspettando il suo arrivo per oggi, ma non è ancora arrivato in Inghilterra".
Il dipinto dello Spasimo, occultato sotto le spoglie di un dipinto non specificato di Sebastiano del Piombo, non fu acquisito perché, come afferma il Buchanan, nessuno si voleva prendere il rischio di un tale acquisto. A questo punto il mistero del destino dello Spasimo si infittisce. Perché il dipinto dello Spasimo viene spacciato per un dipinto di Sebastiano del Piombo? Perché tale dipinto era considerato un trofeo ambito a livello politico? Perché l'operazione non andò in porto? Della tavola dello Spasimo che non fu più messa all'asta per mancanza di acquirenti, si perdono poi le tracce. 

Lo Spasimo dell'Escorial forse corrispondeva alla tavola fatta fare nel 1578 dal Cardona per Filippo IV. Quindi una tavola era quella che, provenendo dell'Escorial, aveva viaggiato attraverso l'Europa per essere messa all'asta in Inghilterra e una era quella finita a Parigi nello studio del Bonnemaison per essere restaurata, proveniente dal bottino di guerra della francesada. All'epoca della requisizione, come si evince da una cronaca degli eventi prodotta da testimoni, il dipinto dello Spasimo si trovava in condizioni disastrose, le tavole si stavano aprendo, la pittura si era sollevata in vari punti e rischiava di staccarsi, il metodo con cui fu trasportata su tela  le dette il colpo finale. 

" los habían embalado mal y habían tenido, además, por muchos meses los cajones en que venían, expuestos a las lluvias e inclemencias del tiempo en el patio de la casa de un negociante de Tours, de manera que las tablas en que estaban pintados, al cabo de tanto tiempo estaban carcomidas, habían atraído la humedad, é hinchadas como esponjas, sacudían hacia fuera el empaste y los colores"
Se la tavola dello Spasimo era in queste condizioni, che richiesero ben nove anni per il suo restauro, come avrebbe potuto essere messa all'asta nel 1813, chi avrebbe voluto un simile rottame? Se ne deduce che quella messa all'asta fosse un'altro Spasimo. E, in oltre, come avrebbe potuto il Bonnemaison restaurare la tavola completamente rovinata senza avere davanti agli occhi una copia a cui fare riferimento e quale copia poteva trovarsi già in Francia e, quest'ultima, era veramente una copia?


Risulta che il Bonnamaison possedesse una copia della Visitazione, forse era in possesso anche di una copia dello Spasimo.
 "M. Bonnemaison possédoit et faisoit voir en regard une copie de la Visitation ; on étoit frappé de l'immense supériorité de l'original, sous le rapport surtont de l'élégance du dessin, de la vérité et du sublime de l'expression. Or, cette copie est du Poussin : tant il est difficile d'approcher de Raphaël, même en le copiant ! On sent bien que ce n'est pas là une raison de s'abstenir de le copier nuit et jour. Nous n'en recomnandons pas moins aux élèves et aux maîtres les études dont M. Bonnemaison vient d'enrichir notre école."

Il giallo si infittisce  da quanto emerge da questa cronaca.
"II y a quelques années, un administrateur du musée conçut le projet de conserver à la France les cinq tableaux de Raphaël, dont les noms suivent: la Vierge au Poisson; le Portement de croix, ou le Spasimo; la Visitation; la sainte Famille, surnommée la Perle; et une autre sainte Famille, surnommée l'Agnus Dei. Ces tableaux avaient été rendus, par suite du traité de 1815, à l'Espagne, qui mit à profit leur séjour à Paris, pour faire disparaître au moyen d'une habile restauration, les traces nombreuses des avaries qu'ils avaient éprouvées dans la traversée par mer, d'Espagne en France. L'administrateur dont il est question, fut envoyé à Madrid, au mois de mai 1818, avec pleins-pouvoirs pour opérer un échange.»Le gouvernement espagnol aurait cédé les cinq tableaux de Raphaël, et le roi de France consentait, en retour, à une cession des plus beaux produits de nos manufactures de glaces, de porcelaines des Gobelins, de la Savonnerie, etc. On y ajoutait plusieurs tableaux choisis parmi ceux des maîtres de l'école Française, dont l'Espagne ne possède point, ou ne possède que peu de productions. Enfin , l'envoyé du ministère de la maison du roi de France était autorisé à faciliter cette négociation par quelques distinctions et décorations, pour le placement desquelles il avait reçu carte blanche. Notre ambassadeur à Madrid, M. le Duc de Laval-Montmorency, comprit l'importance du succès, et aida le négociateur de toute son influence.- Malheureusement, ces efforts combinés ne purent l'emporter sur un sentiment exalté de dignité nationale, qui fit considérer les tableaux de Raphaël, par le ministère espagnol, comme des drapeaux reconquis, que l'honneur du pays ne permettait pas d'abandonner. D'autre part, quelques amours-propres blessés de voir une négociation semblable, entreprise et suivie sans leur concours , réussirent en même temps à multiplier de Paris les obstacles que cette affaire rencontrait déjà en Espagne , et il fallut enfin renoncer à l'espoir de doter la galerie du musée de chefs-d'œuvre, dont l'acquisition aurait compensé les pertes récentes de même nature que la France venait d'essuyer."

Tratto da -Ayuntamiento de Madrid Apendice Documental -
Documento núm. 59 Mayordomía Mayor. El Señor Secretario del Despacho de Estado con fecha I.° del corriente me dice lo que sigue; «Excelentísimo Señor: El embajador de Su Majestad en París, me ha rem itido últimamente las dimensiones de los 6 diferentes cuadros pertenecientes a Su Majestad y al Real Monasterio del Escorial que, que se había llevado a Francia el gobierno intruso y ha restaurado el Pintor Mr. Bonnemayor para poderse conservar/ ser remitidos sin peligro de sufrir deteriores en el camino a Espa­ña; como así se le tiene ya mandado. Remite las citadas dimensiones por si se le juzgare oportuno mandar hacer los marcos con anticipación para poderlos colocar donde luego en ellos a su llegada».
Lo traslado a Vm. de real orden con remisión de las notas de las dimensiones y pie que ha servido para tom ar las medidas según se expresa en la citada real orden, a fin de que poniéndose Vm. de acuerdo con el Veedor General de la Real Casa y demás que corresponda, rectifique la identidad de las pinturas conforme a las notas que se hallan en los inventarios de la Real Casa y Monasterio de San Lorenzo, proponiendo en consecuencia lo que convendrá especular para preparar y tener dispuestos los marcos necesarios. Dios guarde a Vm. muchos años.
Palacio, 6 de agosto de 1818. El Conde de Miranda. Al Señor don Vicente López. Siete cuartas de alto y vara tercia de largo: Nuestra Señora con el Niño Jesús, San José, San Juan y Santa Isabel. Su autor, Rafael, tasada en ................... 60,000 Otro igual. Nuestra Señora con el Niño Jesús, San Juan y Santa Isabel, el mismo autor ... 60.000 Tres varas y tres cuartas alto y dos y tres ancho, cuadro conocido por el Pasmo de Sicilia, Rafael............................. 400.000"
le misure dello Spasimo dovrebbero corrispondere, secondo la vara spagnola a cm. 313, 47  x 229,85 .
Dato che le misure non corrispondono con con quelle del dipinto inventariato in seguito al Prado, appare evidente che qust'ultimo non sia lo stesso che rientrò a Madrid nel 1822.

Analizzando ulteriormente  le date potremo notare che nelle crnache dell'epoca  vi sono notevoli discrepanze.

Copia Wellington:  il 4 febbraio 1818 viene dato l'incarico e sarà terminata nel 1822: "1818, 4 février Le Comte de Pradel informe du choix des artistes destinés à réaliser les copies des quatre tableaux de Raphaël du Roi d’Espagne :M. Bouillon pour l'exécution du « Spazimo », M. Dejuinne pour « La Sainte Elisabeth », M. Delorme pour « La Sainte famille » et M. Langlois pour « La Madone del pesce". 
Maggio 1818 tentativo diplomatico di trattenerlo in Francia
6 agosto 1818 viene dato l'incarico per farne le cornici
1818 il Toschi ne esegue l'incisione nello studio del Bonnemaison
Madrid 16 de Diciembre de 1818. "Mi estimadisimo amigo : llego la copia de los documentos que comprueban la remision de la famosa tabla dei Spasimo de Sicilia, pintada por Rafael, a Felipe 40 y llego a tiempo en que tanto se habla de ella, porque acaba de llegar à Palacio, de Paris donde la llevaron los franceses con La Perla, La visitacion â Santa Isabel, y otros cuadros muy apreciables que tambien llegaron. De que el Spasimo habla llegado a Espana en tiempo del dicho Rey, ya yo tenia noticias, pero las q ne v. m. me acaba de cnviar me provocan â hacer una disertacion sobre esta pintura, que padeci6 desde que salia de las manos de su autor muchos trabajos en la tierra y en el mar."

Spasimo "..........en 1815, y allí trasladado de la tabla al lienzo;devuelto a España en 1819, y

traído del Pal. de Madrid al Museo. — F. L. Alto 3,06; ancho 2,50.— Trasladado de la T. al L.

Pedro Labrador incaricato dalla corona spagnola di vigilare sul destino dello Spasimo e delle altre opere di Raffaello nello studio del Bonnemaison ci lascia questa testimonianza dello stato in cui si trovava lo Spasimo, come precedentemente riportato: "... non potete immaginare la sensazione che mi provocò il vedere lo stato in cui si trovavano queste preziose testimonianze artistiche che in altri tempi avevamo ammirato per la loro bellezza.Tutte sono più o meno deteriorate a causa delle ingiurie che hanno sofferto ed è necessario che si faccia qualcosa perché rischiano di scomparire e sono le più preziose. Sono state esposte all'umidità che ha formato una crosta di salnitro sopra tutta la superficie, tanto da non poterli neppure riconoscerle, né si vedono i colori, alcune hanno la pittura sollevata che sta su con l'aiuto di una garza... "
Il  Labrador era stato incaricato dal governo di Madrid di reclamare al Congresso di Vienna, tutti gli oggetti artistici saccheggiati alla Spagna dal governo francese, ma non aveva svolto con molto scrupolo l' incarico, facendosi corrompere. Pochi furono i capolavori requisiti alla Spagna che vi rientrarono: la maggior parte andò dispersa nelle varie collezioni europee. Vi fu quindi un certo lassismo da parte della Spagna nel rientrare in possesso dei suoi capolavori, forse perché, come spesso succede, ciò che prevaleva erano gli interessi economici e politici di pochi influenti personaggi europei.

Stranamente secondo quanto riportato da Quatremère de Quincy, studioso e storico di Raffaello, che aveva assistito al restauro dello Spasimo a Parigi, le sue condizioni non erano così precarie: "A Parigi ho assistito nel 1813, presso il signor Bonnemaison, al restauro dei dipinti di Raffaello appartenuti ai re di Spagna. E' nello studio di questo artista che ho disegnato la Madonna del Pesce e la Visitazione, e che ho potuto contemplare, nell'arco di quattro mesi il dipinto del Portamento della Croce, detto lo Spasimo, e della Vergine detta la Perla. Questi quattro ammirevoli lavori formano, io credo, l'insieme della lista delle opere di Raffaello del museo di Madrid. Sono tutti dipinti su tavola, e non hanno richiesto grande impegno nel restauro, la pittura non si era sollevata, questi capolavori di Raffaello sono molto ben conservati. Lo Spasimo ha sofferto ben poco per il soggiorno in mare durante il naufragio che ha subito.Questi quadri sono attualmente esposti al Museo di Madrid e si trovavano precedentemente nel palazzo dell'Escurial, dove sono stati ammirati per molti secoli". Anche il Quatremere quindi afferma che lo Spasimo che aveva visto nello studio del Bonnemaison, proveniva dall'Escorial e non era in cattive condizioni. Si desume quindi che quello che vide Quatremère non fosse lo stesso che fu requisito dal Bonaparte, del resto il dipinto si trovava già nel 1813 nello studio del Bonnemaison.

Come ho già riportato nella Literary Gazette pubblicata a Londra nel 1817: "Precedentemente all'Escurial, adesso nello studio di M. Bonnemaison a Parigi, il piu grande dei sei ammirevoli dipinti, per il cui felice restauro l'abile pittore Bonnemaison ha ricevuto molti apprezzamenti, è un Cristo che porta la croce, la Pamoison or Le Portement de la Croix, di Raffaello... essendo il dipinto non ancora restaurato non se ne può apprezzare l'armonia e l'effetto d'insieme, ma si possono ammirare solo alcune parti... " Guarda caso anche qui, in base a quanto dichiarato, il dipinto non proveniva dal Palacio Real dove risultava inventariato, ma bensì dall'Escurial. Diveniva sempre piu concreta l'ipotesi dell'esistenza di almeno due tavole dello Spasimo provenienti dalla Spagna: non si può sapere quale delle due fu restituita alla Spagna e che fine abbia fatto l'altra. 

 Un'altra circostanza che può avvalorare le mie tesi sull'esistenza di più di uno Spasimo, è data dal fatto che Maria Cristina di Spagna, essendo a corto di finanze, aveva offerto il dipinto all'Inghilterra attorno al 1847, assieme alla Perla per un prezzo astronomico, l'operazione non andò in porto. Forse perché c'erano dei dubbia sulla sua autenticità?

" En carta fechada el 13 de febrero de 1847 Prospero Merimée comunica a la condesa de Montijo un alarmante rumor que circulaba entonces por Europa: se decía que la reina Maria Cristina de España, necesitada de dinero, había ofrecido en venta a Inglaterra por dos millones "El Pasmo de Sicilia" y "La Perla" de Rafael. "




IL RUOLO DI BUCHANAN


Già in precedenza, era stato proposto al governo spagnolo da parte del cancelliere inglese  Spring Rise, con la complicità di William Buchanan, di sanare le proprie disastrate finanze dando in garanzia le famose opere di Raffaello, tra le quali lo Spasimo.
"The Spanish government at this time was, not unnaturally, in great straits for money. To raise a loan in the ordinary way was impossible, unless at exorbitant interest.
In these circumstances it is curious to find Spring Rice, the Chancellor of the British Exchequer, forwarding to Villiers a singular proposal for advancing money to the Spanish
government on the security of certain works of art. He had been assured by one Buchanan of Berners Street (apparently a picture-dealer) that a loan might easily be negotiated through any house in the City, without the government appearing directly in the transaction, on the security of four paintings by Rafael — the Spasimo di Sicilio or Madonna del spasimo, the Madonna del pesce, and two others.
It is curious, wrote Spring Rice, that the plan suggested by Mr. Buchanan is on the principle which, in the French War, was adopted by the Tuscan government, who made an offer of the whole Galleria Reale and Pitti collection to Mr. Pitt (I wonder the name did not catch him) for a loan of 200 milhons, redeemable with 5 per cent, interest in 5 years. I think we might venture on a loan of £40,000 secured by the deposit of the four Raffaeles.
Whether or not this project was ever carried out, the pictures named are still at Madrid!"

Che l'Inghilterra ambisse a possedere tali opere è già emerso in precedenza.
James P. Walkeh  nel 1860 narra che: "Three others of Raphael's pictures are in the Efcurial Gallery : i. e.. The Madonna del Spafimo, Virgen del Fez (of the Fifh), and the Annunciation. Thefe four gems came near falling into Englifh hands a few years fince. It having been intimated that the government was difpofed to part with them. Lord Clarendon offered, through the Spanifh minifter, the fum of £80,000 for them. But profound fecrecy was a condition of the negotiation — whether with a view of replacing the originals with copies, on the walls of the Gallery, which a public, ignorant of the fale, fhould accept as genuine, can only be furmifed, — and the matter coming to the ears of the public, the Spanish government withdrew its confent to the fale."

Si potrebbe ipotizzare a questo punto che i dipinti presunti di Raffaello abbiano preso la strada dell'Inghilterra o di altri lidi, e che quelli attualmente esposti al Prado siano delle copie.


Buchanan , in una lettera al  Chevalier Bonnemaison, datata Paris, gennaio 1819,
dopo aver espresso il suo rammarico per non essere riuscito a vedere per una seconda volta gli originali di Raffaello dei quali il Bonnemaison aveva effettuato delle copie per il duca di Wellington così scrive:  “ . . . . yet I have felt that disappointment much alleviated in viewing the fine and faithful copies which you have made of these inimitable productions, which must ever be prized by every lover of art.”In seguito suggerisce che avrebbero duvuto essere esposte senza pagare un soldo a Londra, e offrì l'uso della sua galleria a Pall Mall a questo scopo. 

Un'altra testimonianza della possibile sostituzione del dipinto viene dalla presenza nell'inventario del Prado del 1821 dello Spasimo al n.419, quando la tavola risultava ancora a Parigi e fu restituita solo nel 1822. Si può ipotizzare che quella inviata in Francia non fosse l'originale che era stato trattenuto in Spagna.


ASPETTI ICONOGRAFICI


Il dipinto racchiude in un'unica rappresentazione vari momenti della Via Crucis: la caduta, l'incontro con le Pie Donne e la Vergine, il Cireneo che accorre a sostenere la croce. Tutto avviene in contemporanea appena fuori dalla porta di Gerusalemme. Anche questo è un aspetto insolito, che trascende l'iconografia consueta. Volevo carpirne di più sul Cireneo.

Collocato al centro della composizione, viene rappresentato per la prima volta come figura eroica: la gestualità è fiera, il suo sguardo è concentrato verso qualcosa che sta lontano, verso ovest, come ad indicare un suo futuro percorso, mentre aiuta, quasi distrattamente, il Cristo a sostenere la croce. Il suo fisico possente riprende lo schema dell'uomo-eroe di Michelangelo, mentre compie quasi una piroetta accavallando le gambe. Normalmente il Cireneo veniva rappresentato come un umile contadino, chiamato in causa ad aiutare il Cristo suo malgrado.


Considerando la centralità di questa figura, viene da supporre che rivesta un carattere simbolico, o alluda ad un altro personaggio. A mio avviso potrebbe trattarsi di Giuseppe d'Arimatea. Il fatto che egli guardi in lontananza verso ovest, come se fosse proiettato in quella direzione, sembra collimare con le tesi di alcuni studiosi i quali affermano che, dopo la crocifissione, Giuseppe si fosse recato assieme alla Maddalena in Europa. Ciò appare chiaramente anche nella Pala Baglioni, dove Giuseppe d'Arimatea è molto simile al Cireneo; anche lui ha un piede rivolto verso ovest. Questi elementi mi avevano spinta ad una lettura diversa del dipinto ed aprivano tutta una serie di congetture.


Sul colle del Calvario vi sono altri elementi alquanto incongrui rispetto al contesto. Mi aveva colpito l'esile colonna su cui si erge una statua e il fuoco sacro che arde sotto di essa molto vivido. Cosa poteva rappresentare? Mi era venuta in mente la mistica zoroastriana, i cui rituali consistevano nel tenere perennemente acceso un fuoco sacro sotto l'altare della divinità. Gli zoroastriani utilizzavano per i loro rituali dei templi a forma cubica, come il Takht Sulaim "Trono di Salomone", e proprio uno di questi si intravede sul bordo della collina.Tra i cavalieri che si dirigono al Calvario, sull'estremità a sinistra, c'è un'altra figurina enigmatica vestita di bianco, su di un cavallo bianco, col capo coperto da un vistoso turbante ed una lunga barba bianca, ho pensato che potrebbe rappresentare lo stesso Zoroastro. In effetti il cavaliere che lo affianca cavalca un cammello, cavalcatura alquanto insolita, ma si da il caso che Zoroastro significhi in persiano colui che possiede cammelli o signore dei cammelli.







Un'altra figura enigmatica che potrebbe collegarsi con Raffaello, è quella del cosidetto sinedrista a cavallo, le cui sembianze mi ricordavano qualcuno. In effetti assomiglia al caro amico di Raffaello, Baldassar Castiglione.
Si può supporre che Raffaello abbia voluto inserire il suo amico in questo contesto sottolineando le sue origini. Un'altro personaggio le cui sembianze mi è sembrato di riconoscere è il cavaliere con lo stendardo che richiama l'aspetto dell'allievo preferito, nonchè amico di Raffaello, Giulio Romano.
Anche la figura del soldato alle spalle del sinedrista sembra richiamare la fisionomia di Raffaello.
E veniamo alla Maddalena: essa esprime una forte drammaticità, tanto che risulta essere il personaggio più emotivamente coinvolto e più dinamico rispetto alla staticità delle altre figure femminili. La contorsione innaturale del busto e il rigonfiamento sulla spalla sinistra coperta dai lunghi capelli, mi hanno spinta ad ipotizzare che nascondesse qualcosa, un fardello forse? L'unica ipotesi che mi sembra plausibile è che si tratti di un porte-enfant: Le madri, all'epoca, portavano i figli piccoli dentro una fascia a spalla. Questo spiegherebbe la tensione drammatica vissuta dal personaggio che vede martoriare il padre del suo o dei suoi figli. La Maddalena, all'epoca della crocifissione, secondo alcuni studiosi, sarebbe stata incinta del secondo figlio di Cristo, chiamato Gesù il giovane: quindi il bimbo che portava sulla spalla poteva essere la piccola Tamar, che allora aveva circa tre anni.

Ma l'aspetto più intrigante risiede nella errata posizione del Calvario rispetto alla porta della città di Gerusalemme.  In effetti il Calvario dovrebbe essere collocato in modo speculare rispetto al dipinto, come appare nella tavola del Vignerio. Mi chiedo se sia stat una svista clamorosa o piuttosto una scelta voluta per inquadrare la scena in  un contesto diverso.




Un'altra peculiarità del dipinto è la firma apposta sulla pietra: R. APHAEL VR BINAS.

Come si può notare appare spezzata come a voler suggerire una diversa lettura. In effetti non esistono altre firme di Raffaello scritte in questo modo. La mia ipotesi è che chi ha apposto la firma volesse evidenziare la parola BINAS, possibile riferimento ad un duplicato della tavola originale.

Senza volere entrare nel merito dello stile e della tecnica pittorica che sembrano appartenere ad un'epoca più tarda, non possiedo la documentazione della diagnostica artistica, mi rimane difficile attribuire la tavola del Prado  a Raffaello.

Se le mie ipotesi sono valide e la tavola dello Spasimo esposta al Prado non è la stessa uscita dalla bottega di Raffaello, resta comunque alquanto difficile identificare l'eventuale originale, ammesso che esista ancora. Una delle ipotesi percorribili è quella che la tavola sia rimasta in Sicilia in qualche convento, celata ad occhi indiscreti e che in seguito abbia preso altre vie. Solo l'utilizzo di approfondite indagini storiche e  diagnostiche sulle copie che presentano certi requisiti, potrebbero contribuire a fare più  luce sul mistero di quest'opera,
Auspico che la mia ricerca possa costituire un buon materiale per gli studiosi del settore atto a  stimolare un confronto ed ulteriori approfondimenti.

miamagraziani@yahoo.it